25enne marocchino arrestato a Cosenza. La Dda: “E’un foreign fighters”

Si attende la conferenza stampa convocata in mattinata nella Questura di Cosenza per conoscere i dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto di un uomo marocchino accusato di essere un foreign fighter. Hamil isis cosenzaMedhi, questo il suo nome, vive e lavora a Luzzi dal 2006. Ha quattro fratelli, tutti regolarmente iscritti a scuola, vive con la madre ed il padre, tutti i membri della famiglia godono di un regolare permesso di soggiorno illimitato. Eppure secondo la Digos il giovane è il “classico combattente straniero”, come sottolinea il coordinatore della Dda di Catanzaro, Giovanni Bombardieri. Ad attirare gli interessi su di lui è stata una segnalazione delle autorità turche: la scorsa estate, infatti, Medhi si è recato in Turchia per motivi mai del tutto compresi ed è stato fatto rientrare in Italia dopo che le forze dell’ordine di Ankara, in collaborazione con gli uomini dell’Antiterrorismo italiano, ne avevano evidenziato la pericolosità. Adesso il sospettato si difende: “Sono andato in Turchia solo per pregare- ha dichiarato al momento dell’arresto – Mi avevano già contestato di appartenere all’Isis ma io ho sempre negato. Ed anche ora ribadisco che non appartengo all’Isis. Sono andato in Turchia per pregare”.

Sorpresa è stata espressa dal sindaco di Luzzi, Manfredo Tedesco: “Lo conosco- ha commentato- la sua famiglia abita a Luzzi da molti anni e sono integrati. La notizia mi sorprende e la affronto con cautela, non conoscendone ancora i risvolti. Chiederò notizie più dettagliate”.

Intanto, secondo l’attuale legge antiterrorismo del 2015 il presunto jihadista rischia una pena da cinque a dieci anni di carcere, secondo l’articolo 270 quinques del codice penale, il quale punisce chiunque “nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere violentemente una classe sociale o, comunque, a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato”.

Giuseppe Caretta