Sciopero generale a Gela. Compatta la cittadinanza: anche studenti e commercianti in corteo.

“Quando c’è da lottare, bisogna lottare. Certi potenti non devono venire a domandare il voto e poi sparire. Bisogna metterli nelle condizioni di ascoltare la gente”. A parlare in questo modo è padre Aldo Contrafatto, prete del paese di Butera (a 15 km da Gela), che domenica ha dedicato la sua omelia alla crisi che sta investendo il petrolchimico gela2siciliano in queste settimane. Uno scossone che oggi, nella giornata della manifestazione indetta da Cgil, Cisl e Uil vede una massiccia partecipazione popolare. Studenti, pensionati, professionisti, sindaci dei comuni limitrofi e persino il clero sfilano compatti per le vie del centro mentre le attività commerciali e artigiane restano chiuse in segno di solidarietà. “Gela non deve morire, senza lavoro non c’è dignità” recita lo striscione che apre il
lungo serpentone di manifestanti. Lo sciopero generale indetto oggi dal Consiglio Comunale in difesa di quella che è, fattivamente, l’unica consistente realtà produttiva è solo l’ultima tappa di un percorso di rivendicazione dell’intero territorio. La città resta unita perché, come si ripete da più parti, “non vuole morire di disoccupazione e sottosviluppo”.

Domani il sindaco di Gela, Domenico Messinese, è stato convocato a Roma assieme al governatore della Sicilia Rosario Crocetta, anche lui di Gela, per approntare degli interventi straordinari in merito alle difficoltà economiche dei lavoratori, anche se il punto più difficile resta comunque quello che ha generato la protesta e che rischia di far scomparire il comparto industriale di Gela: il mancato rilascio delle autorizzazioni ministeriali per la riconversione degli impianti. Senza questo passaggio, infatti, non ci potrà essere nessun passaggio al bio-carburante e, di conseguenza, nessuna possibilità di sopravvivenza.

Giuseppe Caretta