Schengen, si teme chiusura frontiere. Alfano: “Non possiamo mettere filo spinato nel Mediterraneo”

La riunione dei ministri degli Esteri tenutasi ieri ad Amsterdam è stato un vero banco di prova per il Trattato di Shengen. Di fatto, per come lo si era interpretato fino a qualche settimana fa, quel trattato europeo di libera schengen alfanocircolazione non esiste già più. “Sospeso”, è la parola più utilizzata in queste ore. Sospeso perché se, come pare plausibile, dovessero essere accolte le richieste dei 6 Paesi intenzionati a reintrodurre i controlli alle frontiere per i prossimi due anni (l’asse del Nord composta da Slovenia, Austria, Germania, Svezia, Danimarca e Norvegia) la mappa delle rotte migratorie potrebbe subire profondi, quanto problematici, mutamenti.

Se questa nuova cortina di ferro dovesse sorgere sul confine orientale dell’Europa c’è la certezza quasi matematica, infatti, che il valico sud, quello che passando dalla Turchia e dalla Libia porta in Grecia e in Italia sarebbe praticamente l’unica via d’accesso alla fortezza europea, e il ministro Alfano questo lo sa bene: “Su Schengen- ha dichiarato uscendo dalla seduta – a mio avviso, per ragioni tecniche e politiche, fino a maggio siamo in tempo”. Maggio, dunque, come termine ultimo entro in quale approfittare del freddo invernale e delle avverse condizioni meteo. Quattro mesi per aumentare gli hot spot che Bruxelles esige (probabili le aperture di uno nel Brennero e uno a Tarvisio) ma di cui l’Italia, a questo punto, ha dannatamente bisogno.

Dal ministero dell’Interno non si azzardano a fare stime (“Ci sono troppe incognite”) eppure la prospettiva è ben chiara: “Noi dobbiamo rafforzare la difesa delle frontiere esterne attraverso l’agenzia Frontex e la costruzione di una polizia di frontiera europea”, dice il viceministro dell’Interno, Filippo Bunnico. Non c’è allarme, al Ministero, ma una chiara visione politica dei gradi di coinvolgimento che ogni paese in Europa ha nel rapportarsi a questo problema: “Occorre che ci sia un Paese – continua Bubbico – che accolga un suo cittadino immigrato illegalmente da noi. Altrimenti, che facciamo? Gli indesiderati li buttiamo in mare?”

Dello stesso avviso il Ministro Alfano che riprende il concetto:  “A tutti quelli che credono che per l’Italia la soluzione dia chiudere Schengen, dico: ma si rendono conto o no che non possiamo mettere il filo spinato nel Mar Mediterraneo e nemmeno nell’Adriatico, e che il danno economico sarebbe enorme?” Una strenua difesa del trattato che per l’Italia, adesso, sembra davvero una cosa seria.

Giuseppe Caretta