Bimbi sfruttati nelle fabbriche: coinvolti H&M, Adidas, Burberry e altri brand

Allineamento sinistra dimensione mediaH&M, il big della moda low cost diffuso in tutto il mondo, ha recentemente ammesso di aver registrato diversi bambini siriani tra i dipendenti impiegati nelle fabbriche di un proprio fornitore in Turchia.

In Turchia, infatti, si trova uno dei principali centri di produzione di articoli di abbigliamento per le più famose catene internazionali come Burberry, Marks & Spencer, Adidas e Asos, insieme a quelli in Cina, Cambogia e Bangladesh.

Pochissimi brand internazionali stanno prendendo le giuste misure e soluzioni per garantire che i rifugiati non “stiano scappando da un conflitto per cadere in condizioni di sfruttamento lavorativo”, come sostiene un report della ong Human Rights Resource Centre (Bhrrc).

Proprio Bhrrc il mese scorso ha chiesto a 28 grandi marchi internazionali informazioni riguardo i loro fornitori in Turchia e le loro strategie per combattere lo sfruttamento minorile e del lavoro adulto, ma soltanto H&M e Next hanno dichiarato di aver registrato dei minori nelle loro fabbriche durante il 2015 e di aver preso le giuste precauzioni per consentire ai minori, dei quali non è stata specificata l’età, la possibilità di tornare a studiare e di aver dato un sostegno alle loro famiglie a differenza, invece, di Adidas, Burberry, Nike, Puma e Arcadia Group che hanno dichiarato di non aver nessun siriano tra i propri dipendenti.

 

Chiara Lomuscio