“Parliamo di educazione sessuale”: puntata di Presa Diretta spostata in seconda serata

Sta creando molto scalpore la decisione dei vertici Rai di far slittare in seconda serata la puntata di ieri del PresaDiretta-Raitre-5001programma di Riccardo Iacona “Presa Diretta”, spostata alle 22 a causa dei contenuti affrontati: sexting, bullismo, discriminazioni di genere e cattiva informazione sul sesso. E’ stato lo stesso Iacona, in collegamento telefonico a Che tempo che fa, ad esprimere il proprio rammarico: “E’ una decisione che non condivido –  ha dichiarato –  perché a mio modestissimo parere questo è un reportage che andrebbe visto da tutti, genitori e figli insieme, talmente è pedagogico. E poi giudicherete voi quando lo manderemo in onda”.

Il servizio tentava, tra le altre cose, di far conoscere paesi il cui sistema educativo in materia di educazione sessuale è sostanzialmente differente da quello italiano. Germania e Olanda, ad esempio, nelle cui istituzioni scolastiche l’educazione sessuale è una materia addirittura obbligatoria. Istituti scolastici e formativi possono invitare omosessuali, prostitute ed, in generale, persone legate alla dinamica delle malattie sessualmente trasmissibili.  Ma anche l’Austria e la Danimarca rientrano in quelle eccellenze che hanno fatto della preparazione alla sessualità una punta di diamante dei loro processi educativi verso i giovani. In Danimarca, ad esempio, la materia è stata resa obbligatoria sin dal 1970. Guardando il caso italiano, il nostro paese fa parte di quell’ultimo gruppo (assieme alla Bulgaria, a Cipro, Lituania, Regno Unito, Polonia e Romania) che non prevede alcun tipo di approccio istituzionale a questa tematica che, stando anche alla decisione di ieri, si conferma un vero e proprio tabù: il sesso è un argomento da non affrontare esplicitamente. E proprio in questi giorni il porno attore Rocco Siffredi si è fatto promotore di una petizione lanciata sul sito Change.org: “La pornografia – si legge nella petizione – dovrebbe essere intrattenimento, ma in mancanza di alternative è diventata uno strumento di apprendimento, soprattutto tra i giovani. Secondo voi è normale?”

Giuseppe Caretta