Renzi e i rapporti tesi con Bruxelles

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:21

RenziA farli litigare, questa volta, è stata l’emergenza migratoria. Dalla Nigeria, dove si trova in visita ufficiale, il premier Matteo Renzi non ha rinunciato a ingaggiare l’ennesima “scazzottata” con i cosiddetti “burocrati” dell’Unione europea ai quali ha mandato a dire: all’Europa dei numeri, noi preferiamo quella dei valori e della solidarietà.

Motivo dell’ennesimo contendere: la questione, sollevata qualche giorno fa da Matteo Renzi in persona, relativa al contributo che gli Stati membri dovranno dare al fondo di 3 miliardi di euro stanziato a favore della Turchia per fronteggiare l’emergenza rifugiati. Quei soldi verranno presi in considerazione nel calcolo del deficit, ha chiesto Renzi. La risposta è arrivata ieri, sotto forma di una dichiarazione rilasciata dal portavoce della Commissione, Margaritis Schinas, che ha spiegato: “I contributi nazionali non verranno contabilizzati ai fini del deficit di bilancio“. Come dire che dall’Ue è stata chiusa l’ennesima porta in faccia a una richiesta di flessibilità

Il presidente del Consiglio non ha nascosto il suo fastidio: “A questo punto – ha contrattaccato Renzi – noi daremo il nostro contributo alla Turchia per salvare esseri umani. Faremo ogni sforzo per salvare vite umane nel Mediterraneo: abbiamo salvato e continueremo a farlo migliaia di vite mentre l’Europa si girava dall’altra parte. Prima del patto di Stabilità c’è un patto di umanità“. Di più: “Noi non rinnegheremo mai un patto di umanità – ha rimarcato il premier – Se poi vogliono aprire una procedura contro l’Italia, facciano pure: noi andiamo avanti. Per noi Europa significa valori e ideali, non polemiche da professionisti dello zero virgola”. 

Se a tutto questo si aggiunge la “perversione burocratica” che Matteo Renzi ha attribuito, sul finale, ai tecnici europei – che, a suo avviso, fanno distinzione tra le vite dei migranti (salvaguardandone alcune più di altre) – allora si avrà il quadro completo. Che immortala una situazione ormai chiara a tutti: i rapporti tra Roma e Bruxelles si sono fatti quanto mai tesi.

Maria Saporito