Il mistero della professoressa scomparsa e del suo allievo aspirante psichiatra

C’è tutta la dolcezza e l’ingenuità di un amore, dietro la strana scomparsa della professoressa Gloria Rosboch, uscita per un appuntamento inventato nel primo pomeriggio del 13 gennaio e mai più tornata a casa. E c’è tutta gloria-kdKE-U106031035813904xG-700x394@LaStampa.itl’indefinibile macchinazione di una truffa, dietro questo amore che per la procura di Torino e per quella di Ivrea amore non era affatto. Ad architettare tutto, sostengono gli inquirenti, è stato Gabriele Defilippi, vent’anni ed una mente brillantemente perspicace. Lui si definisce aspirante psichiatra e consulente d’immagine. Sulla seconda definizione non ci si può esprimere, ma la prima gli calza a pennello. I suoi messaggi scritti all’insegnante di francese sono un capolavoro di penetrazione psicologica: “Penso sempre a come sarebbe tutto più semplice se ci fosse un contesto più idoneo per entrambi” scrive Gabri in uno dei suoi pensieri per la Rosboch. Obiettivo del giovane era quello di farsi consegnare un’ingente somma per un non meglio precisato piano di investimento in Francia, a Cap d’Antibes. 186mila euro che, alla fine, gli vengono consegnati dalla sua stessa amante. La professoressa cede alle lusinghe di questo amore clandestino e scomodo, e consegna al suo giovane innamorato ciò che lui andava domandandole da tempo. Solo che, una volta ricevuto il denaro, era il 24 ottobre 2014, Gabri sparisce, cambia numero, cancella il suo profilo Facebook e si trasferisce assieme alla madre e al convivente di lei. Ferita ma ancora dignitosa, la donna cerca colui che l’ha raggirata per ottenere indietro quanto, con l’inganno, le era stato sottratto. Trova la madre del giovane ma anche lei, stando a quanto la professoressa scrive, la inganna: “La mamma sostiene che Gabriele viva nascosto. Che sia stato picchiato e raggirato da quello con cui voleva fare l’affare francese. Che non si faccia vivo né con lei né con me per evitare ritorsioni. L’ho ascoltata. Ma io non credo neanche a una parola”.

Così l’innamorata ferita si rivolge alle autorità: “Ho detto alla madre che gradirei capire come posso riavere il maltolto senza mandare in carcere nessuno”. Riguardi da cuore innamorato, forse da animo maturo. Eppure proprio questi riguardi potrebbero esserle costati la vita.

Giuseppe Caretta