Crisi migranti, Ue: “3 mesi alla Grecia, poi Shengen salta”

Ancora una volta il destino dell’ Europa passa per Atene. I vicepresidenti della Commissione europea, Timmermans e Mogherini, redigeranno oggi, assieme ad un commissario che sarà approvato dal collegio guidato da Juncker, un migranti-ungheria-6751-630x419testo con il quale chiederanno formalmente alla Grecia e al governo di Alexis Tsipras di “riprendere il controllo delle sue frontiere”. Una corsa contro il tempo, che al più tardi si concluderà in estate, quando tutti si attendono una ripresa massiccia degli sbarchi e a quel punto, se non ci si farà trovare pronti, si potrebbe assistere ad un più che probabile ritorno dei controlli alle frontiere.

La Commissione chiederà alla Grecia di presentare entro tre mesi un piano credibile di risoluzione della crisi, con tappe intermedie di controllo che passano attraverso diversi step. Punto primo il controllo della frontiera con la Macedonia, dove sono già presenti gli agenti Frontex. Inoltre, per assurdo che possa apparire, Atene dovrà essere pronta a riprendersi indietro, e registrare correttamente, le centinaia di migliaia di migranti entrati in Europa tramite il suo territorio. Registrazioni che saranno propedeutiche alla successiva riallocazione o al rimpatrio. E anche su questo punto la Commissione è pronta a bacchettare tutti i membri dell’Unione: gli impegni sulle riallocazioni non sono stati rispettati. 160 mila migranti sono in attesa di essere “presi” dall’Italia e dalla Grecia. Ad oggi, dicono i dati, gli altri paesi europei ne hanno accolti solo 279 e 21. Una selezione dell’accoglienza che Bruxelles non pare aver gradito.

Intanto, prima che tutto collassi, ci sono delle tappe politiche intermedie che la Commissione ha in mente di sfruttare: il 18 marzo, ad esempio, ci sarà il summit europeo nel quale sia Roma che Atene dovranno dimostrare di aver raggiunto il 100% delle registrazioni (oggi siamo all’87%). Per questo motivo l’Italia è stata redarguita ad attivare gli ultimi hot spot mancanti ai 5 che le era stato imposto di attivare immediatamente. Si riconoscono gli impegni italiani, ma non basta. Bruxelles vuole una modifica della legge sui tempi di fermo amministrativo dei migranti: gli attuali 90 giorni devono diventare di più se non sono sufficienti a completare le pratiche. Inoltre  è richiesta anche l’introduzione di una legge che preveda l’uso della forza come ultima risorsa per prendere le impronte dei migranti che si rifiutano.

Altra tappa importante, e forse l’ultima, è quella di maggio, quando scadrà il tempo delle chiusure provvisorie delle frontiere per Germania, Svezia e per gli altri paesi che le hanno ristabilite. Se tutto non sarà pronto per allora dalla Grecia, a quel punto, potrebbe partire l’ultima spallata che farà crollare quest’Europa vacillante.

Giuseppe Caretta