Primarie Usa: in New Hampshire vincono Sanders e Donald Trump

Continua a rivelarsi meno scontata del previsto, la lunga corsa verso le elezioni presidenziali in America. Ieri, alla tornata elettorale in New Hampshire, una nuova raffica di sorprese ha scompaginato tutte le previsioni e trionfatori, attualita-2016-02-primarie-usa-2016-new-hampshire-bigcon un netto margine di vantaggio, sono stati il senatore Bernie Sanders a sinistra e il plurimiliardario Donald Trump a destra.

I due outsider vincono rimettendo il centro del dibattito politico il rapporto, evidentemente critico, che buona parte dell’elettorato ha nei confronti dei candidati “forti”, sui quali punta l’establishment. La Clinton, che pure aveva preparato una sua probabile sconfitta in questo piccolo stato del New England, vicino al Vermont del senatore Sanders, ne esce però ben più indebolita di quanto non credesse, con un distacco netto di quasi venti punti percentuali. La speranza, per lei, è che i prossimi appuntamenti in Nevada e South Carolina possano rimetterla in pista. “Sono abituata a cadere – ha detto la Clinton commentando la sconfitta – per questo capisco la sorte di tanti americani, come loro mi rialzerò”. Mentre il suo “rivale” Sanders tiene un discorso di ringraziamento dai toni vagamente presidenziali, segno di una crescente sicurezza delle proprie potenzialità di vittoria finale: “E’ cominciata – dice –una rivoluzione politica, con la partecipazione di cittadini che non avevano mai fatto politica prima, il messaggio è che il governo del Paese appartiene a tutti i cittadini, non ad un pugno di miliardari”. E con queste parole il senatore entra nelle grazie anche dei giovani ispanici ed afroamericani, quegli stessi potenziali elettori sui quali la Clinton punta per i prossimi appuntamenti politici.

E mentre tra i democratici si assiste a questa competizione, fra i repubblicani un sempre più esaltato Trump gorgheggia trepidante dinanzi ai propri elettori la vittoria ottenuta: “Noi faremo l’America grande, batteremo la Cina, daremo una lezione al Messico, tutti dovranno rispettarci. Avremo frontiere forti, protette dal Muro. Rinegozierò tutti i trattati commerciali in nostro favore, basta con le concessioni ai cinesi e a tutti gli altri. Sarò il più grande presidente che Dio ha mai dato all’America”. E conclude con una strizzata d’occhio alla lobby delle armi e a quella parte dell’elettorato repubblicano che non vuole avere restrizioni in questo campo: “I francesi hanno leggi più severe contro le armi, poi lasciano entrare quegli animali, e quelli fanno 130”. Parole che non convincono il fronte dei repubblicani moderati. E qui, infatti, emerge il governatore dell’Ohio, John Kasich, piazzatosi secondo e candidato ad essere l’argine principale alla deriva demagogica di Donald Trump.

Giuseppe Caretta