Monaco, intesa Usa-Russia per la Siria: stop ai bombardamenti e aiuti umanitari subito

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:03

Effettivamente è qualcosa di molto fragile, l’accordo siglato nella notte a Monaco sul sanguinoso conflitto siriano, 2015-10-12-1444643079-1245601-hiobamaputineppure le parole del segretario di Stato americano John Kerry suonano come un piccolo traguardo: “C’è un risultato oggi a Monaco – dice – Pensiamo di aver fatto dei progressi, su tutti e due i fronti, gli aiuti e le ostilità. E questi progressi possono cambiare la vita quotidiana dei siriani”. Effettivamente, stando agli ultimi giorni di combattimenti, la situazione nel Paese pare davvero disperata.

Alle dichiarazioni di Kerry si accodano quelle del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, e quelle dell’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, che molto si è speso affinchè fosse possibile arrivare ad un’intesa. La sala dell’albergo è gremita di giornalisti. E’ quasi l’una della notte ormai. I tre uomini si presentano in sala stampa con un pizzico di soddisfazione in volto. “Aiuti umanitari e no more bombs” era ciò di cui il popolo siriano aveva più bisogno ed è ciò che, fra mille rifiniture, il documento finale promette di imporre “da subito, già da questo fine settimana”. Nessun bombardamento ulteriore, quindi, ad “eccezione della battaglia ai gruppi terroristi”. Bisognerà vedere però, qual è l’idea di terrorismo che ognuno degli attori in campo ha del proprio nemico. Perché la Russia, che pure oggi ha contribuito a questa fragile tregua, è lo stesso paese che da più parti è stato accusato di aver scaricato centinaia di bombe su civili inermi e su ribelli anti governativi ben lontani dall’essere parte dello Stato Islamico. Oggi Lavrov definisce “questi mesi di accuse senza fondamento” solo “propaganda”, ed obbliga Kerry a ripiegare su posizioni più moderate affinchè questo fragile accordo possa almeno vedere la luce (“noi crediamo – dice Kerry – che non ci sarà mai pace in Siria finchè il presidente Assad è li. Altri la pensano diversamente”), ma ciò che più conta è che la gente di Aleppo distrutta dalle bombe, di Madaya piegata dalla fame, e di tutte le altre zone del paese dove ogni giorno da anni migliaia di persone stanno morendo di una lenta agonia, possano finalmente ricevere gli aiuti umanitari che gli spettano.

Giuseppe Caretta

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