Iran: arrestate sei modelle per diffusione di immagini oscene su Instagram

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:58

downloadAlcune modelle sono state arrestate in Iran a causa dei loro profili Instagram con l’accusa di avere postato foto giudicate indecenti ed offensive della morale vigente nel paese. Gli arresti sono dovuti ad un indurimento della repressione con il quale le forze conservatrici vogliono frenare l’occidentalizzazione del paese.

Le forze di polizia in Iran hanno un nuovo obbiettivo le modelle, sei indossatrici sono, infatti, state arrestate per aver violato la rigorosa morale che impera in tutto il paese. Le modelle hanno, o avevano, tutte un profilo Instagram, un social che va molto di moda in Iran e che stranamente non è censurato. Gli arresti, però, sembrano essere arbitrari non ci sono delle violazioni chiare a sostegno dei capi d’accusa questo conferma che la detenzione è esclusivamente dovuta ad un indurimento della repressione morale con cui le forze conservatrici hanno intenzione già da tempo di impedire il contagio occidentale della cultura islamica.

Secondo quanto rivelato da IranWire, giornale web vietato in Iran, le modelle in arresto sarebbero Melikaa Zamani, Niloofar Behboudi, Donya Moghadam, Dana Nik, Shabnam Molavi e Elnaz Golrokh   quest’ultima detenuta insieme al marito Hamid Fadaei anche lui modello. I due coniugi sono stati rilasciati due giorni dopo l’incarcerazione e si sono visti costretti ad abbandonare il loro paese data l’impossibilità di continuare a svolgere il loro mestiere. Il modello qualche giorno prima del suo arresto aveva pubblicato sul suo profilo un messaggio che denunciava queste difficoltà: “purtroppo, in questo momento non posso continuare la mia attività in Iran, però andrò a lavorare all’estero vi ringrazio del vostro appoggio”. Internet è molto popolare in Iran e la sempre maggiore diffusione crea problemi sempre più grandi alle autorità ed alla Repubblica Islamica, senza contare che permette alle nuove generazioni di ottenere informazioni globali che potrebbe indurre i più giovani a pretendere un cambio di sistema se non una rivoluzione.

Fabio Scapellato

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