On line notizia di una rivoluzione in Grecia, ma è una bufala

E’ una notizia che si rincorre sui social media da diversi giorni e che rimbalza da un link all’altro di, più o meno affidabili, testate giornalistiche. Si parla di rivoluzione in corso, di censura da parte dei media italiani, di rischio contagio, di effetto domino per l’Europa. E’ sempre la Grecia, la terribile Grecia che dà continui grattacapi ai vari Junker, Merkel e Draghi.  La notizia è la seguente: in Grecia sarebbe in corso una rivoluzione sulla quale la stampa 121202-mdinternazionale tace per paura che possa estendersi al resto d’Europa. E’ importante mettere subito a fuoco una questione: non è in corso nessuna rivoluzione.  Il governo di Alexis Tsipras è realmente in affanno ed in crisi di legittimità, ed è forse entrato nella fase più delicata del suo secondo mandato, quella nella quale dovrà svolgere i “compiti” dell’Europa cercando di rimanere in equilibrio fra alleanze politiche e malumori popolari, però da qui a dichiarare lo scoppio di una rivoluzione c’è un bel salto. Dopo aver preso il comando come paladino del popolo greco, facendo promesse di rivalsa e di  nuove politiche (“o cambieremo lo status quo – diceva in campagna elettorale – oppure non esisteremo più”), oggi Tsipras, e con lui buona parte di Syriza, è diventato il grimaldello attraverso il quale tentare di scardinare l’ultimo brandello di opposizione che le politiche economiche della Comunità Europea incontrano nel continente. E’ quindi importante tenere a mente qual è il retroscena politico che oggi determina  molti degli umori dei greci.

Dopo aver accettato il memorandum d’intesa con la Troika, la scorsa estate, Tsipras ha fatto il salto fra i politici che contano. Adesso, di lui si fida anche l’FMI, che continua a regolare debiti collaterali che Atene ha con i creditori garantendo sulla stabilità dell’esecutivo. E Tsipras sa bene quanto possa costare mantenere il potere a discapito della coerenza. Molto probabile che gli toccherà fare un rimpasto di governo, dopo il primo eclatante rimpasto della scorsa legislatura, quello che portò all’epurazione della frangia più intransigente del suo partito, Varoufakis compreso.

Adesso è in corso un ulteriore passaggio, che tocca le delicate corde del comparto agricolo, non marginale in un Paese a bassissima industrializzazione come la Grecia. La Troika ha chiesto una seria riforma del sistema pensionistico ed un incremento del livello impositivo complessivo, che secondo i sindacati potrebbe arrivare a toccare il limite dell’80% del reddito imponibile. Questa crisi di legittimità, e questa ennesima manovra-beffa, hanno portato lo scorso 12 febbraio gli agricoltori nel centro di Atene. E’ su questo episodio che da giorni si vanno facendo illazioni su di una “occultata” rivoluzione greca. Ci sono stati scontri, questo è vero, ma le immagini di barricate e bastonate con i poliziotti non devono trarre in inganno: in Grecia, a differenza di molti altri paesi europei, Italia compresa, la lotta di piazza con metodi violenti non è stata espulsa dalle possibilità di mobilitazione e, spesse volte, gruppi di anarchici e marxisti supportano queste pratiche scatenando un vero e proprio inferno. Gli agricoltori scendevano per le strade della capitale dopo settimane di proteste per le arterie del paese, qualcosa di molto simile a quello che fu il movimento dei Forconi che nacque in Italia qualche anno addietro. Ma dopo aver sfilato per le strade, dopo aver alzato barricare e lanciato pietre contro la polizia. Dopo aver rotto le finestre di banche e di istituzioni pubbliche, ognuno è ritornato a casa propria, e per le strade di Atene, oggi, si respira la solita aria di tutti i giorni. Un’aria di protesta, forse, o magari di stanchezza. Qualcosa che è simile all’insofferenza ma che ancora, è bene ricordarlo, non si può chiamare rivoluzione.

 

A seguire il video degli scontri del 12 febbraio:

Giuseppe Caretta