Bruxelles: scongiurata la Brexit. Ancora scontro sui migranti

Alla fine l’accordo è stato trovato. Soddisfazione negli ambienti istituzionali europei dopo che, in tarda serata, viene rilasciato un annuncio ufficiale nel quale si da conferma dell’avvenuto accordo fra la Gran Bretagna e la Comunità 19528846231_e12f1f8cd2_oEuropea. Niente Brexit, quindi. Il premier inglese David Camerun incassa una vittoria politica su quasi tutta la linea. Le sue richieste sono state accettate, l’Europa ha fatto un passo indietro dando al primo ministro britannico le garanzie che chiedeva e che, evidentemente, in patria devono fruttargli molti consensi. “Il freno d’emergenza” che Londra chiedeva si articolava in una limitazione dell’accesso al welfare per i cittadini comunitari. Una questione non da poco, considerando il peso che ha avuto nel dibattito politico britannico. 7 anni di limitazioni è quanto è stato accordato a Cameron, che ne chiedeva quasi il doppio, con due periodi di 3 anni ciascuno rinnovabili alla scadenza dei 7 ottenuti. Ma non è poca cosa, come si capisce anche dalle dichiarazioni seguite all’accordo: “Ora – ha infatti dichiarato durante la conferenza stampa – posso raccomandare di votare per la permanenza della Gran Bretagna nella Ue”.  Sorride trattenendo un po’ la soddisfazione, il primo ministro britannico, e poi conclude: ”La Gran Bretagna non farà mai parte del superstato europeo”.

Il premier italiano Matteo Renzi si dice soddisfatto del risultato raggiunto: “Bene l’accordo tra Ue e Gb – dice ai cronisti – ma la partita per l’Europa inizia adesso: deve fare di più su tutti i punti di vista, a partire dai migranti”. Questa considerazione mette in primo piano l’altro punto cruciale di questo summit dei capi di Stato europei: quello dell’accoglienza dei rifugiati e della loro redistribuzione all’interno della Comunità. Il blocco dell’est è compatto ed intransigente, sospinto soprattutto da una compagine politica xenofoba ed autoritaria. L’Ungheria di Orbàn ha già fatto sapere che chiuderà tre passaggi ferroviari di frontiera con la Croazia. Stessa storia  anche per Slovenia, Serbia e Macedonia, mentre il premier greco Alexis Tsipras chiede garanzie affinchè l’Europa non lasci la Grecia fuori dallo spazio Schengen, risolvendo in questo modo la problematica degli sbarchi. E mentre tutto ciò sembra ancora essere un guado troppo difficile da attraversare, la Germania tuona tramite il suo ministro dell’Interno, Thomas de Maiziere, che ieri ha lanciato un chiaro segnale ai membri più riottosi di questa Europa frammentata: “Nel caso in cui alcuni Paesi dovessero tentare di trasferire i problemi comuni unilateralmente sulle spalle dei tedeschi lo troveremmo inaccettabile e sarebbe incassato da parte nostra alla lunga non senza conseguenze”. La minaccia, per il momento, non è stata concretizzata ma l’Europa, più che una comunità, sembra essere diventata un campo di battaglia senza tregua.

Giuseppe Caretta