Professoressa scomparsa: confessa lo studente 22enne, dubbi sul ruolo della madre

L’unica cosa da chiarire è il ruolo della madre dell’assassino. Per il resto, il giallo della scomparsa della professoressa Gloria Rosboch ha avuto ieri un suo drammatico quanto risolutivo epilogo. Ha infatti confessato la propria gloria-rosbochresponsabilità Gabriele Defilippi, lo studente 22enne finito da più di un mese nel mirino degli inquirenti. Confessa anche il complice del ragazzo, Roberto Obert, che ieri ha indicato il punto nel quale lui e l’amico avevano gettato il corpo della donna.

Non convince del tutto la versione della madre di Defilippi, Caterina Abbatista. Già nelle prime fasi dell’indagine il suo comportamento era sembrato alquanto sospetto, avendo lei avuto rapporti diretti con la vittima ed avendo cercato di convincere la stessa a ritirare la querela per truffa che la professoressa aveva sporto nei confronti di Gabriele, dopo che questi l’aveva convinta a fargli dono di 187mila euro. “E’ stato Gabriele a strangolarla – ha detto in lacrime ai carabinieri l’infermiera dell’ospedale di Ivrea – non c’entro niente con l’omicidio e non me l’aspettavo”. Nel tempo che servirà per mettere bene a fuoco il suo grado di coinvolgimento nella vicenda, le attenzioni sono tutte rivolte sull’omicida. Il giovane studente ha confessato, durante un interrogatorio fiume svoltosi alla presenza del procuratore capo Giuseppe Ferrando, al comandante provinciale Arturo Guarino e al colonnello Domenico Mascoli del nucleo investigativo: l’ha strangolata in auto e poi, su suggerimento di Orbert, ha portato il corpo a Rivara, vicino ad una discarica abusiva, dove i giovani lo hanno gettato in una vasca di scolo a cui si accede sollevando un pesante tombino. Proprio li, dove ieri sono intervenuti in forze i sommozzatori dei vigili del fuoco e dove giaceva il corpo senza vita dell’insegnante. Alle 5 del mattino tutti e tre sono usciti dalla caserma con gli sguardi impacciati e stanchi. Le porte del carcere si sono aperte e su questa storia è calato un grande silenzio.

Giuseppe Caretta