Il doodle del giorno: omaggio alla poesia di Lesya Ukrainka

doodleCosa ci fanno un giovane suonatore di flauto, una ninfa e due creature fantastiche nel doodle che Google ha messo online oggi? E’ il modo in cui il motore di ricerca più cliccato del mondo ha scelto di rendere omaggio a Lesya Ukrainka, la poetessa ucraina che oggi avrebbe compiuto 145 anni. Ricordata ancora oggi per la sua imponente produzione poetica (iniziata sin da giovanissima) e per la sua spiccata verve lirica, la Ukrainka è diventata un simbolo della cultura del suo Paese e si è imposta come voce – delicata e forte insieme – di una coscienza collettiva ancora in divenire

A ispirare la doodler Nata Metlukh è stata una delle opere più famose della poetessa, “La canzone della foresta” (pubblicata nel 1912), che narra dell’amore impossibile tra una ninfa del mare e un giovane uomo. A fare da sfondo, uno scenario incantato, abitato da creature trasognate che l’artista ha saputo rendere con un tocco morbido e delle tinte vellutate. I personaggi delle opere della Ukrainka rimandano spesso alla fragilità della natura umana e alla complessità dello spirito. E anche se provengono da mondi improbabili, ammantati di magia, riescono ad annodare una connessione strettissima con la realtà.

Nel corso della sua breve esistenza (la poetessa morì nel 1913, a soli 42 anni), la Ukrainka ha tentato, con le sue opere, di scuotere la coscienza degli ucraini, denunciandone l’apatia, l’inerzia e la passività di fronte allo strapotere dell’impero russo. Senza dimenticare di dare voce alla sofferenza che derivava da questa sottomissione che portò l’Ukrainka a convincersi del fatto che l’unico modo per liberarsi dalla dominazione russa fosse la scelta di ingaggiare la lotta armata. Malata di tubercolosi, la poetessa tentò in ogni modo di curarsi girando in lungo e in largo l’Europa (stazionò per due anni anche nella città ligure di Sanremo) e spingendosi fino in Egitto. Il male la stroncò inesorabilmente, ma il tanto viaggiare le giovò comunque, consegnandole un bagaglio esperienziale destinato ad ampliare per sempre le sue vedute sull’uomo e la vita.

Maria Saporito