Ocse: “In Italia bene le riforme, ma il lavoro resta una priorità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:55

Un plauso ed un buffetto. Si potrebbe descrivere in questo modo l’atteggiamento avuto dall’Ocse nei confronti dell’Italia durante l’ultima riunione dei ministri delle Finanze del G20 svoltosi a Shanghai. Proprio durante l’incontro, infatti, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha presentato il suo rapporto, Obiettivo lavoro-in-italia-occupazione-germania-640x479Crescita, nel quale sono stati espressi pareri più che lodevoli nei confronti delle riforme strutturali che la Penisola ha attuato. Nonostante questo traguardo, però, resta ancora un tasto dolente quello del rafforzamento e dello sviluppo economico.

Troppe debolezze, dicono dall’Ocse, nonostante l’introduzione del Jobs Act sia stata giudicata favorevolmente. “La disoccupazione – dice il rapporto – resta molto elevata, soprattutto fra i giovani (43% nel 2014), oltre all’alta percentuale di senza lavoro di lungo termine (61%)”, percentuali che ci pongono terzultimi nella classifica Ocse. Oltre a ciò, resta anche una mancata corrispondenza tra le qualifiche e il lavoro svolto, un “mismatch” che all’Italia costa sia in termini produttivi (riducendo tale asimmetria la produttività aumenterebbe del 10%, secondo calcoli Ocse), che in termini sociali in quanto “mina la crescita di lungo termine e l’inclusività, comportando l’erosione delle competenze, delle qualifiche e una ridotta mobilità sociale”. “Mobilitare un’ampia gamma di politiche per migliorare le opportunità di lavoro – continua il rapporto – resta una priorità dell’agenda delle riforme”.

Ma non tutto è male, per quel che riguarda in nostro paese. Positivo è stato il giudizio in merito alle riforme attuate: “Il ritmo delle riforme continua ad essere generalmente maggiore nei Paesi dell’Europa del Sud, in particolare Italia e Spagna”, scrivono dall’Organizzazione. E nello specifico Italia e Spagna risultano essere i due Paesi nei quali “maggiore è stata la quantità di raccomandazioni messe in pratica”.

Giuseppe Caretta

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