Il doodle del giorno: è festa nel Galles

doodleDel Galles si parla poco (almeno in Italia), eppure il Paese del Regno Unito ha una storia a dir poco affascinante, ricca di simboli e rimandi suggestivi. Forse anche per questo, Google non ha dimenticato di dedicare alla festa di San Davide – il santo patrono la cui vita e morte vengono commemorate ogni primo di marzo dai gallesi – il doodle del giorno. Fornendoci il pretesto perfetto per approfondire la conoscenza di un Paese che, pur non distando troppo da noi, ci appare a tratti esoterico.

Nel doodle realizzato oggi compaiono tutti i simboli del Galles: dall’antico carattere celtico che fa da “cornice” alla prima lettera di Google al narciso che è il fiore nazionale. Fino all’immancabile drago rosso che troneggia nella bandiera del Galles rappresentandolo ai quattro angoli del mondo. Il tutto reso con un tocco delicato che ingentilisce l’illustrazione del giorno, conferendole una ricercatezza rimarchevole. Ma veniamo alla storia del Galles che, pur condividendo con altri Paesi l’appartenenza alla Gran Bretagna, appare però una terra dalla forte connotazione identitaria. E per così dire insolita, visto che (per esempio) in vaste zone del suo territorio si parla ancora il gallese e l’identità culturale sembra marcare una certa distanza dal patrimonio degli altri Stati che compongono il Regno Unito. 

Il Paese non gode attualmente di un’economia molto fiorente: dopo lo sviluppo industriale (soprattutto nel comparto estrattivo) fermatosi nel Dopoguerra, il Galles ha tentato di puntare sul settore terziario dedicandosi soprattutto ai servizi e al turismo, ma anche alla finanza e alla ricerca. Ma stando agli ultimi censimenti condotti, il suo valore pro-capite è il più basso dell’intero Regno Unito. Quanto all’organizzazione politica: dal 1997, gli abitanti del Galles hanno scelto, con un referendum, di stabilire un’amministrazione locale (è avvenuta la stessa cosa in Scozia) spianando la strada a un percorso di devolution sancito, con il “Government of Wales Act”, dall’Assemblea nazionale.

Maria Saporito