Primarie americane, per Trump e la Clinton un “Supermartedì” da favoriti

E’ il Supermartedì americano, il “Supertuesday” che si aspettava da settimane. Oggi potrebbe essere il giorno nel
quale i rapporti di forza e le gerarchie tra i candidati alla corsa per le presidenziali, sia nel partito democratico che in 102910904-Untitled-1quello repubblicano, verranno definiti una volta per tutte. Lo sa bene il senatore Ted Sanders, che rischia di veder conclusa entro la notte di oggi la sua candidatura. Il peso dell’elettorato afro-americano, molto, troppo favorevole alla Clinton, potrebbe spazzare via gli ultimi sogni di tenere testa alla senatrice, ed obbligarlo così ad un ritiro definitivo. Almeno in sei degli Stati che saranno chiamati a votare quest’oggi – Virginia, Texas, Tennessee, Alabama,  Arkansas, Georgia- i neri costituiscono porzioni di elettorato oscillanti fra il 40 e il 60%. Ed anche se Sanders la spuntasse negli Stati del Nord e dell’Ovest come Colorado, Oklahoma, Minnesota, Massachusetts, Vermont, non è detto che riesca a colmare il gap che lo separa ormai dalla Clinton.

Sul fronte repubblicano le cose non sono affatto più semplici. Il dibattito fra i candidati è diventato accesissimo, con Cruz e Rubio che accusano The Donald, ormai superfavorito, di ogni genere di bassezza immaginabile. Additato come fascista, razzista amico del Ku Klux Klan, sfruttatore di immigrati irregolari, bancarottiere, truffatore, evasore fiscale, in affari con la mafia. Tutto ciò che è riprovevole ed abietto è stato, in un modo o nell’altro, accostato alla figura del magnate newyorkese, ed anche se non tutti gli epiteti sono stati lanciati senza fondamento, è indubbio che Trump sia ormai diventato un fenomeno politico ben più grosso, molto più forte, di quello che lo stesso establishment liberale non avesse creduto in partenza. Resta da attendere il verdetto della giornata, dunque, per vedere se questo Supermartedì consegnerà al mondo i due avversari destinati a contendersi la guida della Casa Bianca.

Giuseppe Caretta