Un viaggio a Palermo per la svolta: Schelotto allenerà il Boca Juniors

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È l’11 gennaio del 2016, Davide Ballardini sta allenando il Palermo da separato in casa: presto lascerà la panchina rosanero. Maurizio Zamparini, tramite una videochiamata di Skype, annuncia ai presenti in sala che il nuovo allenatore della sua squadra sarà uno straniero, un argentino, un astro nascente del calcio: Guillermo Barros Schelotto. Nato a La Plata nel 1973, Schelotto è un ex centrocampista, il secondo più titolato del Boca Juniors con ben 16 trofei in bacheca: soltanto Alfredo Di Stefano, come argentino, ha vinto più di lui. In Nazionale, però, Schelotto gioca soltanto dieci partite, ma appena appende gli scarpini al chiodo si siede sulla panchina del Lanus, per tre stagioni: poi a novembre si dimette.

Arriva a Palermo pronto per una nuova avventura, per rimanere a lungo in Italia, ma le problematiche legate al suo essere extracomunitario costringono Zamparini a far sedere in panchina, ad interim, Giovanni Tedesco. Schelotto inizia ad accomodarsi in panchina come dirigente accompagnatore e durante la settimana dirige gli allenamenti, ma durante la partita non può orchestrare la sua squadra, non può suonare l’orchestra. Il 10 febbraio, a un mese esatto dal suo ingaggio, Schelotto annuncia le sue dimissioni da tecnico del Palermo immediatamente dopo la comunicazione dell’UEFA sull’invalidità del proprio tesserino da allenatore in Europa. Per poter allenare in una federazione diversa dalla propria, infatti, un tecnico deve avere a curriculum almeno cinque anni da tecnico di una squadra di un massimo campionato o di una Nazionale: l’ex tecnico del Lanus ne aveva soltanto tre. Una vittoria, due pareggi e due sconfitte.

Oggi Schelotto è tornato in Argentina per sedersi sulla panchina del Boca Juniors. Non Sampaoli, non Bielsa, ma lui, a dover gestire Carlos Tevez, che aveva dato il proprio benestare per i precedenti due nomi, ma non per l’idolo del Boca. Stanotte è attesa la gara di Libertadores contro il Racing e Schelotto potrebbe già sedersi in panchina, per esordire, altrimenti tutto sarà rimandato alla prossima gara utile, dopo qualche ora di ambientamento, più che altro con i nuovi giocatori, perché lui l’ambiente lo conosce bene. 300 partite da giocatore tra il 1997 e il 2007, e una promessa: lasciata la Bombonera da giocatore, sarebbe tornato da tecnico, un giorno. Promessa mantenuta e ora la rinascita xeneize può iniziare, così come doveva iniziare quella del Palermo, condotta dallo stesso uomo, dallo stesso tecnico. Destini identici, ma città diverse, paesi diversi, continenti diversi. Con un passaggio a Palermo, che indubbiamente ha portato bene a Guillermo Barros Schelotto, che ora si appresta a coronare il suo sogno, con un ricordo dell’Italia, che per 20 giorni è stata un po’ casa sua.

Mario Petillo