Gianni De Biasi si gode la sua Albania e una Panchina d’oro

Albania's new soccer team coach Gianni De Biasi of Italy speaks during a news conference in Tirana December 19, 2011. De Biasi was named as coach to lead the national team during qualifying for the 2014 World Cup in Brazil, the soccer federation said on Wednesday. REUTERS/Arben Celi (ALBANIA - Tags: SPORT SOCCER)

C’è una storia di grandi viaggi dietro un grande successo. C’è una storia che collega Gianni De Biasi al Carpi ancor prima che noi tutti iniziassimo a conoscere il Carpi, prima di Fabrizio Castori, prima che si parlasse anche solo di Serie A. Tre anni da allenatore nella provincia di Modena, prima di passare al Cosenza, attraversando praticamente l’intero stivale dell’Italia, poi il ritorno un po’ più a nord, alla SPAL, per tornare in Emilia, al Modena, facendo la conoscenza di tutta la Serie C, quella che oggi si chiama Lega Pro. Gianni De Biasi parte da lì, nei primissimi anni ’90 e chissà se mai si sarebbe sognato di guidare una nazionale, quella albanese.

Gianni De Biasi oggi a Coverciano è stato premiato con una Panchina d’oro speciale, al pari di Massimiliano Allegri, che ha vinto quella convenzionale, come si suol dire: il tecnico di Sarmede si fregia del titolo perché ha ottenuto un grandissimo risultato, storico per di più, cioè la qualificazione alla fase a Gironi degli Europei per la sua Albania, che mai era riuscita in tale impresa. Eppure De Biasi non è nuovo a questo premio, perché col Modena ne aveva vinta una d’argento, che si assegna all’allenatore migliore della Serie B. Andò nella massima categoria con quella squadra, raggiungendo poi anche la salvezza l’anno successivo. Da lì, De Biasi la Serie A non l’ha più mollata facilmente: allenò Roberto Baggio e guardò da vicino l’addio al calcio del Divin Codino, poi conobbe Urbano Cairo, appena arrivato al Torino, che subito riportò in Serie A, al primo tentativo. Poi la Spagna.

Nella penisola iberica fa la conoscenza del Levante, per un’altra missione speciale: salvare la squadra dalla retrocessione, nonostante l’ultimo posto. L’esperienza iberica non riesce a dargli soddisfazione, e Storari, Riganò e Cirillo, che nel 2007 si fregiavano dell’esperienza all’estero, decidono di abbandonare la barca nel mese di gennaio. L’esperienza non è positiva e il ritorno in Italia è quasi immediato, nuovamente da Urbano Cairo, che quasi si pente di averlo lasciato andare via a favore di Alberto Zaccheroni. Da lì a oggi i movimenti sono tanti, senza mai fermarsi, senza mai darsi pace, fino al 2011. Il 14 dicembre, infatti, diventa CT dell’Albania, la nazionale che in Italia avevamo imparato a conoscere principalmente per Erjon Bogdani, ma che adesso conosciamo più che bene. Complici molti talenti che vengono a galla durante la propria gestione, anche grazie alla sua capacità di scovarli, De Biasi riporta in auge la scuola albanese, quasi ne crea una, e l’1 ottobre dello scorso anno conduce alla qualificazione la nazionale vincendo 3 a 0 contro l’Armenia: il secondo posto nel girone vale la qualificazione, e oggi la Panchina d’oro speciale, per essersi distinto in campo internazionale valorizzando il nome della scuola italiana.

Mario Petillo