Messina saluta di nuovo Di Napoli: da Re Artù al Dirty Soccer

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:46

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Nell’estate del 2003 il Messina acquista un attaccante che viene strappato dal Besiktas: dopo una stagione al Palermo, dove si ritrova quasi per caso, quel giocatore nato a Milano nel 1974 si ritrova svincolato e senza una squadra, pronto per un’avventura in Turchia. Una carriera fino ad allora non fortunatissima, che lo aveva spinto dal nord al sud, dal Napoli all’Inter, dal Vicenza al Piacenza, fino a Venezia con Maurizio Zamparini. Poi la chiamata del Messina gli cambia la vita. Parliamo di Arturo Di Napoli, che oggi ha rassegnato le proprie dimissioni dal ruolo di tecnico della squadra siciliana, in seguito agli avvenimenti legati all’inchiesta Dirty Soccer.

Di Napoli a Messina da calciatore gioca dal 2003 al 2007, ottiene una promozione in Serie A e nel suo primo anno segna ben 19 volte. Nella stagione successiva la sua squadra arriva settima in Serie A, vestendo i panni di cenerentola e di incredibilmente miracolo sportivo: quella squadra, allenata da Bortolo Mutti, oltre a Re Artù, come venne soprannominato, aveva Riccardo Zampagna, Atsushi Yanagisawa, Nicola Amoruso, Domenico Giampà, Alessandro Parisi, Mark Zoro, Luca Fusco, Mirko Conte, Salvatore Aronica, Marco Storari e Dimitrios Eleftheropoulos. Un aglomerato di nomi che negli anni hanno avuto modo di farsi ricordare dal mondo del calcio, una squadra che arrivò a ridosso della zona europea, conquistando la qualificazione alla Coppa Intertoto, alla quale però rinunciò, a fronte dei 48 punti conquistati.

Poi, però, il fascino del Messina svanisce e la squadra retrocede due volte, in due anni di fila: la prima volta il ripescaggio, però, la riporta nella massima categoria, mentre il secondo anno la Serie B è inevitabile, così come la partenza di Di Napoli, che arriva a Salerno. Alla Salernitana gioca in Serie C1, segna 21 reti e ottiene la promozione in Serie B con 21 reti e il titolo di capocannoniere. L’idillio granata, però, dura appena due stagioni, culminando in una salvezza ottenuta all’ultima giornata contro il Mantova e in un contratto risolto consensualmente a ridosso dell’inizio della terza stagione, che segna il ritorno a Messina, a 35 anni. La società, nel mentre, si ritrova in Serie D e il cuore di Re Artù non si lascia comandare: pur allontanandosi, poi, guida una trattativa per l’acquisto della squadra, guidando una cordata. Operazione che non si concretizza, ma che rimanda di poco il suo rientro in quella che è diventata la sua seconda casa: l’8 agosto del 2015, storia recente, Di Napoli si siede sulla panchina del Messina come allenatore, dopo aver ancora una volta messo mano nella trattativa per l’acquisto della società, cinque anni dopo la prima volta, a seguito della rifondazione del 2014.

57 punti in 34 giornate, un primo posto appaiato alla Casertana, 15 vittorie e solo 7 sconfitte, un Girone B nel quale il Messina riesce a spuntarla nonostante la grande equità messa in mostra dalle altre squadre in campo: eppure Di Napoli ha lasciato il suo posto. La decisione era nell’aria, perché in secondo grado, da sentenza emessa il 7 marzo, Re Artù è stato squalificato per 4 anni, ricevendo anche un’ammenda di 35.000 euro. La sanzione è stata poi rivista e riportata a 3 anni e 6 mesi, aumentando però l’ammenda a 50.000 euro. Secondo gli inquirenti l’ex attaccante aveva partecipato attivamente alla combine di L’Aquila – Savona e la richiesta della Procura è stata così accolta. «L’ACR Messina, avverte la necessità di esprimere, ancora una volta, tutta la gratitudine verso Arturo Di Napoli in quanto indiscusso protagonista della rinascita calcistica della nostra squadra». Un nuovo addio. Fino al prossimo capitolo di questa lunga storia d’amore.

Mario Petillo