Pd nel caos: da Roma a Napoli, il post primarie è al veleno

primarie PdDa esercizio di democrazia ad ennesimo terreno di scontro: è questa la metamorfosi che pare abbia interessato le primarie organizzate domenica scorsa dal Pd per scegliere il candidato sindaco in alcune importanti città. Come Napoli e Roma dove, a urne chiuse, gli animi si sono surriscaldati producendo nuove “crepature” all’interno del partito.

I presunti brogli fermati dalla telecamera del sito Fanpage in alcuni seggi elettorali allestiti a Napoli hanno spinto Antonio Bassolino (uscito perdente dalla consultazione per qualche centinaia di voti) a presentare ricorso. Gli è andata male: la Commissione di Garanzia lo ha respinto adducendo come motivazione principale quella di essere arrivato fuori tempo massimo. Faccenda chiusa? Neanche per sogno. A spargere nuovo sale sulla ferita ancora aperta ci ha pensato ieri l’ex segretario Pier Luigi Bersani. Che ha puntato l’indice contro alcuni esponenti di spicco del partito che, a poche ore dalla denuncia fatta da Fanpage, avevano scelto di schierarsi a spada tratta a difesa del risultato decretato dalle urne. “È irrituale che ci siano stati pronunciamenti di esponenti dell’esecutivo del partito prima della commissione di garanzia – ha dichiarato Bersani riferendosi al presidente del Pd, Matteo Orfini, e al vicesegretario Lorenzo Guerini A prescindere dagli esiti, non ci dovrebbero essere queste sgrammaticature e bisogna entrare nel merito perché c’è un problema politico gravissimo: il disagio dei nostri elettori“.

E se a Napoli il vento non si placa, anche a Roma si percepisce aria di tempesta. Perché? Stando a quanto appurato ieri, ci sarebbe stato un errore nel conteggio delle schede annullate. Ovvero il numero delle schede bianche e delle schede nulle sarebbe stato “gonfiato” per far crescere il dato sull’affluenza. A denunciare l’episodio sarebbe stato un dirigente romano (rimasto anonimo) che avrebbe parlato di vero e proprio “doping” elettorale. Tanto che, a conti rifatti, il numero complessivo dei votanti che si sono recati ai gazebo allestiti domenica scorsa nella Capitale sarebbe sceso notevolmente rispetto a quello diffuso in un primo momento. Ce ne sarebbe abbastanza per parlare di ennesimo Vietnam democratico, ma la reazione del presidente del partito non sembra lasciare spazio alle controffensive degli avversari interni. “Politicamente non cambia assolutamente nulla“, ha tagliato corto Matteo Orfini dimostrando di voler chiudere, una volta per tutte, la “scivolosa” faccenda del post-primarie.

Maria Saporito