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Tacconi attacca Sacchi: «Senza gli olandesi non avrebbe vinto nulla»

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stefano_tacconi

Imperversa la polemica tra vecchi campioni del calcio, giocato e allenato: parliamo di Stefano Tacconi e Arrigo Sacchi, che in queste ore si stanno colpendo a suon di dichiarazioni che si riferiscono alle loro rispettive ex squadre, la Juventus e il Milan. Per l’ex tecnico rossonero, ricordato dai più per le prodezze del suo tridente olandese, la Juventus sarebbe da equiparare al Rosenborg, una squadra capace di vestire i panni di una schiacciasassi in casa, ma incapace di vincere in Europa. Per l’ex portiere bianconero, invece, il paragone è sconsiderato e completamente fuori luogo.

«Sacchi è stato fortunato perché ha vinto grazie agli olandesi. Senza di loro non avrebbe alzato nessun trofeo continentale. Sono i calciatori che fanno l’allenatore e non il contrario» sbotta Tacconi, che non ha voluto tenere per sé l’accusa alla Juventus, squadra che è rimasta sua a tutti gli effetti, per ricordo ma anche per affetto personale. «Avere Van Basten, Gullit e Rijkaard è stata la sua fortuna, anzi vorrei aggiungere che per lo spessore tecnico che aveva il suo Milan, poteva vincere molto di più». Insomma l’ex portiere azzurro non si risparmia e si sfoga facendo riferimento alla squadra in cui giocava: «Anche la mia Juventus, che veniva spesso criticata e definita catenacciara dava spettacolo, avendo in organico campioni e ottimi gregari come Bonini, Favero e Brio».

Da aggiungere, infine, che il Rosenborg, come lo stesso Tacconi evidenzia, in Champions League non è mai riuscita ad andare oltre la fase a gironi, mentre la Juventus l’anno scorso, come noto, è arrivata in finale, arrendendosi però ai campioni del Barcellona. Due risultati abbastanza differenti tra loro, che pongono le due realtà su due piani diversi. Per Arrigo Sacchi, insomma, un’uscita non felicissima che culmina anche in una delle canoniche accuse avanzate all’ex tecnico: «Non ha giocato a calcio e quindi non conosce certe dinamiche e credo che non ne capisca poi così tanto» chiude Tacconi, che preferisce uscire con cattiveria sull’argomento.