Bossetti interrogato dai pm: “Una schifezza, trattato peggio di Riina”

Massimo Bossetti, unico indagato per la morte della tredicenne Yara Gambirasio, si è presentato alla trentaduesima udienza del processo, la seconda che lo vede protagonista nell’ultima settimana, con l’atteggiamento risoluto e yara-pm-bergamo-bossetti-a-processo_78019e2c-d163-11e4-a9fe-b9e2aae99485_new_rect_largepronto a difendersi fino alla fine. Secondo le parole dette alla pm Letizia Ruggeri, che lo ha sottoposto all’esame incrociato, Bossetti è innocente e vittima di un meccanismo perverso: “Rispondo a tutto, non ho niente da nascondere- ha esordito l’imputato – Sono uno dei pochi che ha accettato l’esame incrociato anziché le semplici dichiarazioni spontanee. Prima mi “fidavo” di quello che mi sentivo dire, poi seguendo tutto il processo ho visto che tante prove sono cadute. Adesso andrò fino in fondo per dimostrare la mia innocenza”.

Quattro elementi, nello specifico, sono stati affrontati durante lo svolgimento dell’udienza. Pima di tutto quello, delicatissimo, della non corrispondenza tra il Dna nucleare e quello mitocondriale. Bossetti ha espresso in questo modo il proprio punto di vista: “Quel Dna non mi appartiene. E’ stramalato e per metà non corrisponde.” Poi ha aggiunto: “E’ dal giorno del mio arresto che mi chiedo come sono finito in questa vicenda, visto che non ho fatto niente e voi lo sapete.”

A proposito dei siti pedopornografici rinvenuti tra le tracce del suo computer ha spiegato che “non esistono ricerche di questo genere”, lasciandosi poi andare ad alcune dichiarazioni più personali: “A volte- ha aggiunto- quando i bambini erano a letto, io e mia moglie guardavamo siti pornografici.” Mai, però, quelli riguardanti le ragazzine.

C’è poi la vicenda dell’accusa ai danni di un suo collega, Massimo Maggioni, che Bossetti lanciò subito dopo il suo arresto,  e per la quale sta subendo un processo per calunnie: “Era una detenzione devastante- ha spiegato – cruda, e in quelle circostanze ho pensato alle persone che avevo vicino in cantiere. Mi scuso con lui per aver detto queste cose sbagliate”.

Poi ci sono le ambiguità riguardanti il suo arresto. “Una schifezza – ha detto – una cosa indegna. Non sapevo come fare, stavo svenendo, non capivo più niente. Non avevo mai visto tante forze dell’ordine, come se fossi uno spacciatore, neanche fossi stato Totò Riina. Ho avuto una paura tremenda”. Quando il pm ha chiesto cosa ci potesse mai essere per aver paura dei carabinieri, Bossetti si è limitato a rispondere: “Vorrei vederla al mio posto, con 30/40 persone tutte assieme. Ho chiesto da bere due volte, poi mi hanno dato l’acqua da una bottiglia non alzandola, ma ho dovuto inginocchiarmi io per riuscire a bere. Non capivo più niente in quel momento li”.

Giuseppe Caretta