Bologna, il Comune organizza mostra sulla Street Art e Blu distrugge le sue opere per protesta

Per chi non lo conoscesse, Blu è uno degli artisti di strada più noti al mondo. Secondo The Guardian è addirittura uno dei primi dieci per ordine di importanza. Le sue opere si trovano sui muri delle maggiori città del mondo: Parigi, image (2)Buenos Aires, Berlino, New York. Ha realizzato disegni per progetti internazionali come quello in favore del popolo palestinese e contribuito a rendere la street art un fenomeno enorme, considerato, malauguratamente, anche da galleristi e curatori museali.

E proprio in opposizione aperta a queste dinamiche di mercificazione del prodotto umano ed intellettuale della classe economica dominante, l’artista italiano ha voluto porre in essere, nei giorni scorsi, una protesta che ha suscitato molto scalpore. Aiutato da un gruppo di amici dei collettivi Xm24 e Crash, Blu ha distrutto una consistente parte di opere che aveva realizzato negli ultimi anni a Bologna, città che ha visto i suoi albori artistici. Una protesta radicale e intransigente, bellissima ma anche amara, che parte da un assunto indiscutibilmente legato alla logica attuale dell’espressività artistica di strada: la street art non si porta nei musei. La vecchia lotta fra artisti di strada e sistema culturale ufficiale riprende senza esclusione di colpi. Appare quindi sul sito del collettivo di scrittori Wu Ming, molto vicino a Blu, la spiegazione di questo atto di distruzione e di protesta: “La mostra “Street Art” è simbolo di una concezione della città che va combattuta, basata sull’accumulazione privata e sulla trasformazione della vita e della creatività di tutti a vantaggio di pochi. Di fronte alla tracotanza da landlord, o da governatore coloniale, di chi si sente libero di prendere perfino i disegni dai muri, non resta che fare sparire i disegni. Agire per sottrazione, rendere impossibile l’accaparramento. Non stupisce che ci sia l’ex-presidente della più potente Fondazione bancaria cittadina dietro l’ennesima privatizzazione di un pezzo di città. Questa mostra sdogana e imbelletta l’accaparramento dei disegni degli street artist, con grande gioia dei collezionisti senza scrupoli e dei commercianti di opere rubate alle strade. Non stupisce che sia l’amico del centrodestra e del centrosinistra a pretendere di recuperarla per il mercato dell’arte”. Il riferimento esplicito è alla decisione museale, di qualche settimana fa, di appropriarsi di interi murales per “salvarli dal deperimento e dalle demolizioni ed avviare, così, una riflessione sulle modalità della salvaguardia”, quando appare sin troppo lampante che deperimento, assieme alla fruizione pubblica e gratuita, sono alla base della stessa street art. E mentre il potere politico, economico, e culturale si trova nella contraddizione di prendere con una mano ciò che con l’altra condanna (la street artist romana AliCè ha ricevuto 800 euro di multa per aver “imbrattato” muri degradati di mezza Roma), arriva anche la risposta di Ericailcane, altro artista che con Blu ha lavorato a lungo. Un topo con una didascalia è quanto ha pubblicato in rete, a suo modo, con una didascalia che dice: “Zona derattizzata, Area bonificata da tombaroli, ladri di beni comuni, sedicenti difensori della cultura, restauratori senza scrupoli e curatori prezzolati, massoni, sequestratori impuniti dell’altrui opera di intelletto, adepti del Dio denaro e loro sudditi.”

Giuseppe Caretta