Referendum abrogativo sulle trivellazioni: si vota il 17 aprile

Mentre continuano a tenere banco le polemiche tra i penta stellati ed il governo, in merito al supposto “tradimento” 011_MG_9325della maggioranza sul referendum del 2011, quello che sancì la valenza pubblica del bene idrico, ci si prepara lentamente ad una nuova convocazione popolare.

Il 17 aprile, infatti, si voterà per un altro referendum abrogativo, quello sulla legge ambientale che regola le trivellazioni in mare. Qualunque sarà l’esito, non ci si aspetta una vera e propria moratoria politica, ma la posta in gioco rimane comunque alta. E’ il referendum in sé, nella sua valenza democratica, ad assumere un’importanza fondamentale. Qualora i Si dovessero avere la meglio si rinfocolerebbe quella visione partecipativa che interpreta l’espressione dei cittadini come un fattore di differenza nel processo decisionale delle istituzioni.

Il quesito che si troverà stampato sulle schede è espresso nella seguente forma: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?” Va da sé che, chi volesse esprimere la propria contrarietà alle trivellazioni illimitate di cui godono al momento le compagnie estrattive, deve rispondere con un “Si”. Chi vuole che le trivelle restino senza una scadenza deve votare “No”.

Promotori della consultazione sono state 9 Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto), molte delle quali si dichiarano preoccupate per le conseguenze ambientali e per l’incerto contraccolpo sul turismo che lo sfruttamento delle risorse implica. Contrari a qualsivoglia limitazione si sono invece dichiarati i membri di un gruppo che si chiama “Ottimisti e razionali”, fra le cui fila figurano convinti nuclearisti come Gianfranco Borghini (che del comitato è presidente) e Chicco Testa.

Attualmente, la norma vigente, consente alle compagnie petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste senza alcuna limitazione temporale. Proprio questo fattore, oltre che il sospetto di alterazione dei fondali, ha spinto i promotori del si (raggruppati nel Comitato “Vota si per fermare le trivelle”) a sperare nel buon esito della consultazione.

Giuseppe Caretta