Albertini sostiene che al Milan manchi la capacità di programmazione

albertiniDemetrio Albertini ex giocatore di Milan e nazionale è stato intervistato dalla Gazzetta a margine del Candido Day che si tiene oggi a Milano. L’ex gloria milanista, uscito da tempo dall’orbita rossonera, è sempre più impegnato in ruoli dirigenziali all’interno della federazione calcio italiana ma durante l’intervista si è concesso una divagazione per fare il punto sull’attuale situazione del club che lo ha reso grande negli anni novanta: “Se non c’è programmazione sei un artigiano del calcio e non una multinazionale. Questo è il vero problema, un problema che coinvolge tutto il calcio in generale. La mancanza di risultati non è legata soltanto al fattore economico, ma proprio alla mancanza di programmazione. Un tempo eravamo il campionato per eccellenza, ora siamo in difficoltà”.

L’accusa di Demetrio si rivolge dunque all’incapacità della dirigenza del Milan a fare progetti a lunga scadenza, ma il discorso viene allargato alla maggior parte delle squadre italiane, attribuendo, così, il momento difficile di tutto il movimento calcistico italiano alla miopia dei dirigenti di Serie A. Successivamente, tornando a parlare del caso Milan, ha aggiunto che il calo di rendimento della squadra, in questo ultimo mese, è dovuto alla confusione che regna all’interno della società: l’ex centrocampista del diavolo sostiene che non possano esserci risultati positivi se nell’ambiente di lavoro i calciatori sono schierati con l’allenatore e la dirigenza pensa già a sostituirlo per il mero desiderio di ottenere risultati, risultati, peraltro, che senza una progettazione chiara non possono arrivare, aldilà di chi sieda sulla panchina: “Se alla confusione si aggiunge confusione, non va bene. La situazione attuale è di confusione. Ma i calciatori sono fondamentali, devono pensare al gruppo e a fare gruppo, senza diventare opportunisti facendo quel che conviene”.

Sarebbero, dunque, secondo Albertini, i continui proclami del presidente Berlusconi ad aggiungere sempre maggiore confusione destabilizzando tutto l’organico, che, distratto dalle continue voci di mercato e dalle continue critiche, non riuscirebbe più a focalizzarsi sugli obbiettivi e di conseguenza non riuscirebbe a mettere la giusta concentrazione in campo.

Fabio Scapellato