Unhcr e Msf abbandonano campo profughi di Lesbo: “E’ una Guantanamo europea”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:55

Medici senza frontiere e l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite abbandonano il centro di accoglienza per i profughi allestito a Lesbo. Non un disimpegno, ma una forma di protesta dal sapore amarissimo per chi, come Msf e l’Unhcr, ha fatto dell’aiuto ai migranti una priorità. E la causa è tutta racchiusa nella torsione poliziesca che il download (16)centro ha subito velocemente dalla firma dell’accordo tra Ue e Turchia la scorsa settimana.

Adesso, attorno alla struttura, sono sorte recinsioni metalliche, presidi militari e, denunciano i volontari, una detenzione ingiustificata dei migranti, rinchiusi in celle-baracche contro la loro volontà, impossibilitati a muoversi, privati dei telefonini. Il centro di accoglienza si è velocemente trasformato in una piccola Guantanamo europea ed è “diventato una prigione”. Davanti al cancello sprangato del campo di Moria (ormai l’accesso è vietato praticamente a chiunque), Michele Telaro, coordinatore sull’isola del lavoro di Msf, spiega la scelta dell’organizzazione: “Non saremo complici di questa crudeltà. Dietro queste reti metalliche non c’è chiarezza né legalità- denuncia- E’ una scelta difficile, ma noi oggi smettiamo di operare qui dentro e cancelleremo pure il servizio di bus che trasportava i migranti sbarcati nella parte nord dell’isola”. La Ue lo chiama “centro di accoglienza chiuso”, con un eufemismo grottesco che cerca di confondere le acque li dove, forse, sarebbe necessaria la chiarezza. “Questo è diventato un centro di detenzione – spiegano invece i portavoce dell’Unhcr- e in linea con i nostri principi abbiamo deciso di sospendere il servizio”.

Ciò che è accaduto in questi ultimi giorni a Lesbo è difficilmente spiegabile se non come la dimostrazione di una volontà politica di far quadrare il cerchio nel sottile gioco di interessi e contropartite che è diventata la “questione migranti”. Atene ostenta fermezza, sa che deve rimandare indietro un certo quantitativo di profughi se vuole uscire da questo guado dove l’Europa l’ha abbandonata. Ma nessuno sa bene cosa potrà accadere: “Non c’è nessuna istruzione, nemmeno un foglietto di quattro righe con l’abc – sostiene ancora il rappresentante di Msf- i migranti sono spaventati. La Ue ha fatto un accordo ma loro non sanno cosa prevede, e nemmeno noi. Io non sono un giurista – continua- ma la legge Ue mi pare chiara. Chi fa richiesta d’asilo nella Ue ha diritto di vederla esaminata qui con tutti i crismi della legalità” mentre, delle 1.200 persone rinchiuse nel campo, non si sa bene quale sarà la sorte. E mentre l’Europa fa finta di non vedere qual è il rovescio della medaglia di una guerra che non accenna a terminare, e mentre si alzano barriere per proteggere i confini, e mentre il senso di sicurezza esige più controlli e da carta bianca a politiche poliziesche, le due organizzazioni umanitarie lanciano il loro grido disperato a un continente che oggi non ha più voglia d’ascoltare.

Giuseppe Caretta

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