Gli imperdibili: Room, la prigionia vista dagli occhi di un bambino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:57

roomIl nuovo film di Lenny Abrahamson è un racconto angosciante,straziante, violento e prettamente drammatico che viene reso indimenticabile dalle sue scelte registiche e dalla straordinaria interpretazione della protagonista Brie Larson, che per questo ruolo ha vinto l’Oscar come migliore attrice.

La tematica scelta, la violenza sulle donne, assume dei connotati nuovi addentrandosi nei meandri della segregazione ed indagando sugli effetti a lungo termine, che questa violenza inaudita esercita suoi protagonisti della vicenda. Quello che però colpisce maggiormente in Room è la modalità del racconto, Abrahamson prende l’idea favolosa della sdrammatizzazione della tragedia che ha reso grande “La vita è bella” di Benigni ma ne sovverte il meccanismo e ne capovolge il punto di vista. Il film, infatti, si apre con le parole del figlio della protagonista, il vero e proprio narratore della storia, che ci racconta il suo mondo, quello che la madre gli ha creato per evitargli il dolore di capire che la sua vita è cominciata e potrebbe continuare a tempo indefinito in cattività.

La sala di reclusione dove il piccolo Jack e la madre Joy vivono è connotato da una duplice natura: Mondo Favoloso di giorno/ Antro dell’Inferno durante la notte, dove, tra i due si inserisce la figura di un terzo protagonista (il carceriere) Old Nick. Fino a questo punto le similitudini (nella formula narrativa) con la pellicola di Benigni sono palesi: la reclusione vista come un gioco, il nemico visto come una figura salvifica da parte del bambino ed il nascondiglio che lo protegge dalla verità e dal contatto con il personaggio negativo. Ma verso metà visione il canovaccio della vicenda subisce uno stravolgimento che permette alla storia di vivere di luce propria e raccontare una storia diversa, una storia di speranza, rivalsa e complicità nella vendetta.

La madre costretta al freddo dal carceriere,capisce che la situazione non è più sostenibile, per lei, ma sopratutto per il figlio, così, decide di puntare sull’aiuto di questo per uscire da quella situazione paradossale, decidendo di rimuovere quel Velo di Maya che per i primi cinque anni della vita del bambino lo aveva protetto dalla terribile verità. E’ proprio in questo momento che il film si trasforma in un dramma classico mostrando il patimento dei protagonisti e completando quell’inversione sopracitata della formula benignana, ma l’inversione non si ferma solamente al canovaccio, riguarda anche e sopratutto il ruolo dei protagonisti, fuori dalla prigionia, i ruoli di madre e figlio si invertono mettendo il bambino nella posizione di responsabile della salute e della salvezza della madre.

Room è stato acclamato dalla critica per l’originalità e per la qualità generale della pellicola, diverso il discorso della ricezione da parte del pubblico che non lo ha premiato con il successo al botteghino sia per via della scarsa pubblicizzazione sia per via del poco spazio nelle sale. Se siete interessati ad un film diverso dai soliti action, capace di suscitare un empatia travolgente vi consigliamo di andarlo a vedere  prima che vada fuori programmazione.

Fabio Scapellato

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