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Brand Shockanti: in vendita le magliette con il logo dell’Isis

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140624160439-lv-isis-tshirt-for-sale-online-00001526-story-topIl mercato malato legato al brand Isis è in crescita: una settimana dopo la rivendicazione dell’attentato che ha tolto la vita a 35 persone in Belgio e pochi giorni dopo la rivendicazione di quello che ha ucciso 29 persone in Siria è stata trovata online un’intera collezione d’abbigliamento con sopra impresso il marchio del malvagio gruppo terroristico. Tra gli articoli messi in vendita, oltre alle t-shirt ed i top per donna si trovano anche borse, indumenti intimi e vestiario per bambini. Da un indagine svolta nei siti web di moda risulta che questi articoli sono in vendita in diversi siti turchi, siriani, libanesi e persino in Indonesia.

Questa crescente diffusione degli abiti con il logo dell’Isis è stata analizzata da alcuni esperti di terrorismo che adducono questa crescente popolarità all’utilizzo dei social per sponsorizzare le loro attività terroristiche. Un esperta in terrorismo, Fiona de Londras, dottoressa in legge  all’Università di Birmingham  ha provato a spiegare questo fenomeno, chiamato “Jihadi Cool“: “C’è un caso sostenibile che si chiama Jihadi Cool, che può essere esacerbato da questo tipo di indumenti, può trattarsi di un fenomeno che può nutrire la decisione dei più giovani ad entrare a far parte di attività terroristiche”. L’isis ,però, non è l’unico gruppo che può vantare una linea d’abbigliamento , infatti, il mese scorso( in Turchia) sono state trovate delle T-shirt con il logo Jabhat Al Nusra, un gruppo di militanti affiliati ad Al Qaeda.

La vendita e la produzione di questi indumenti non costituisce reato in Inghilterra, per la stessa ragione nemmeno indossare questo vestiario è vietato, infatti, nonostante nel 2000 sia uscita una normativa che vietava di indossare degli indumenti che inneggiassero o sostenessero delle organizzazioni proibite, la decisione di punire questo comportamento è lasciata alla discrezione della polizia e non regolamentata per legge. La decisione di non indulgere in questi gesti è lasciata, dunque, ai cittadini, che per buon senso dovrebbero evitare di indossare indumenti che possono scatenare il panico nella folla, mentre in Italia non esiste nessuna regolamentazione a riguardo.

Fabio Scapellato