Angela Davis contro la pena di morte; “Pratica razzista”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:56
Angela Davis contro la pena di morte
Angela Davis contro la pena di morte

Decisa sostenitrice dell’uguaglianza razziale e dei diritti delle donne di colore, pasionaria del movimento femminista nero e ispiratrice di grandi talenti del mondo della musica e dello spettacolo, Angela Davis torna a far sentire con forza la sua voce. E lo fa dalle pagine di un libro che uscirà quest’anno in Spagna, a cura di Eduardo Mendieta (professore ordinario di filosofia) e in cui sono riportati due dei suoi scritti più feroci, lucidi e al tempo stesso fortemente polemici  nei confronti del sistema carcerario degli Stati Uniti d’America, sopratutto in riferimento all’applicazione della pena di morte (ancora praticata in alcuni Stati), come riportato da un articolo de El Pais.

In un libro spagnolo di prossima pubblicazione gli scritti dell’attivista USA contro la pena di morte

Secondo la Davis, gli USA altro non sarebbero che un enorme “complesso industriale carcerario”, con il più alto numero di carcerati di tutto il mondo e un retaggio diretto dei tempi in cui la schiavitù razziale era ancora legalizzata. La cui espressione più evidente sarebbe proprio la pena di morte, definita dalla Davis come “uno degli esempi più drammatici di come le conseguenze della schiavitù continuino a plasmare la nostra società. La pena capitale”, continua ancora, “è sopravvissuta all’abolizione di altre forme di punizioni corporali, diventando parte integrale della legge della schiavitù.”

Nei suoi scritti polemici la Davis cita inoltre un’affermazione della profesoressa Michelle Alexander, a sua volta attivista per i diritti civili, secondo cui “ci sono più neri in carcere sotto il controllo della giurisdizione penale degli Stati Uniti di quanti schiavi ci fossero nel 1850”.

Angela Davis da anni si oppone al sistema carcerario americano di cui ha chiesto, più volte e con veemenza, l’abolizione. “Dopo decenni di organizzazioni radicali e ricerca accademica, finalmente la crisi nelle carceri e la violenza della polizia sono diventati un argomenti di dibattito pubblico. (…) Gli abolizionisti credono che non sia questione di riforme grandi o piccole, ma di smantellare il sistema e ricostruire i principi cardini alla base della giustizia e della polizia giudiziaria americana, oltre a riconcettualizare  e trasformare la società nel suo insieme.”

Secondo la Davis “il complesso industriale carcerario è un fenomeno globale, con ramificazioni in Africa, Asia e America Latina […] basato su una stretta correlazione di poteri fra le carceri, la polizia, le imprese, i media e il Governo stesso.” E vibra un affondo destinato a far discutere. “Per affossarlo non bastano le leggi.”

E ancora, parlando del movimento per i diritti dei neri Black Lives Matters (letteralmente; “Le vite dei neri sono importanti”), che la Davis ha seguito con grande interessee; “E’ precisamente quello di cui hanno bisogno le comunità dei neri negli Stati Uniti, quel di cui ha bisogno il Paese. (…) Il razzismo distorce e corrompe le istituzioni e le menti dei singoli,  crea un presupposto di superiorità e conduce inevitabilmente a privilegiare dei bianchi. Alcuni credono che uno slogan come Black Lives Matters abbia una connotazione troppo specifica, ma in realtà non potrebbe essere più universale.  Dire semplicemente che tutte le vite sono importanti (All Lives Matter, ndt) significa ignorare fino a che punto le persone di colore sono ancora oggetto di razzismo e repressione. Al contrario, dire che le vite dei neri sono importanti è un modo per affermare che ogni vita è preziosa.”

Angela Davis, attivista contro il razzismo
Angela Davis, attivista contro il razzismo

Angela Davis, una vita in nome l’uguaglianza

Nata a Birmingham nel 1944, Angela Davis è una delle più importanti e conosciute attiviste Americane degli anni Settanta. E’ stata in prima linea nel movimento femminista nero, portavoce dei diritti delle minoranze etniche e sopratutto dei problemi dei neri negli Stati Uniti d’America, oltreché accesa contestatrice delle politiche statunitensi in materia di immigrazione, razzismo e sistema carcerario.

Per la Davis il razzismo è sempre stato una piaga sociale da combattere ed estirpare. Cresciuta nel quartiere di Dynamite Hill, così chiamato perché spesso alle case degli abitanti di colore veniva dato fuoco con la dinamite, Angela Davis perse due carissime amiche quando a saltare in aria fu una Chiesa abitualmente frequentata da un gran numero di neri. Fu uno dei tanti eventi che segnò la sua vita indirizzandola in un primo momento tra le fila del partito contestatore delle Black Panthers, le Pantere Nere, e ad abbracciare l’ideologia del Partito Comunista in seguito all’assassino di Martin Luther King.

Proprio il suo coinvolgimento con  le Pantere Nere le valse un’accusa di tentato omicidio in seguito a una rivolta avvenuta nel 1970 e conclusasi in tragedia con l’uccisione di alcuni militanti Black Panthers e del giudice che essi avevano sequestrato (usando armi che risultarono poi intestate ad Angela Davis). Inserita fra i dieci criminali più ricercati dall’FBI, la Davis si diede alla latitanza ma venne arrestata e processata.

Proprio dalla sua esperienza carceraria nascono alcune delle pagine più attuali e intense dei suoi scritti, che insieme alla sua appassionata difesa dei diritti della popolazione di colore (sia  nel corso del processo che successivamente, una volta prosciolta dalle accuse) hanno portato alla ribalta il suo esempio e la sua figura di contestatrice, rendendola un simbolo della lotta contro il razzismo e le intolleranze.

I grandi artisti ispirati da Angela Davis

Le parole e l’esempio di Angela Davis negli anni hanno ispirato un gran numero di artisti musicali e del mondo dello spettacolo.

Fra questi, Francesco De Gregori che la cita esplicitamente nella sua canzone “Informazioni di Vincent”, del 1974. Ma già qualche anno, nel 1971, era stato il Quartetto Cetra a presentare, nel corso del programma televisivo “Stasera sì”, la prima canzone dedicata ad Angela Davis, ovvero appunto “Angela”, in cui l’attivista è definita “un simbolo d’amore” (Jackson, il contestatario delle Black Panthers ucciso nella rivolta del ’70, è stato l’unico uomo con cui Angela Davis abbia intrattenuto una relazione amorosa affermata) e in cui si invoca “un canto senza fine per fermare chi si abbandona alla follia, per aprire al mondo libero una via”.

Anche i Rolling Stones, nel 1972 con la canzone “Sweet Black Angel” hanno reso omaggio agli ideali di ugualianza e di lotta per abbattere le barriere portati avanti da Angela Davis.

In Francia e nello specifico a Marsiglia sarà invece il giornalista, poeta, drammaturgo e noirista Jean-Claude Izzo a dedicarle prima un sentito articolo su “La Marseillaise” (nel quale si auspica “un domani nel quale Bobby Seale, Ericka Huggings, Rucce Magee, i Soledad Brothers, i loro fratelli e sorelle e Angela Davis saranno liberi”), e in seguito una pièce teatrale che fu messa in scena dalla Compagnia Du Roche per celebrare la scarcerazione di Angela Davis.

Cristina Pezzica

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