Migranti: partono i respingimenti europei. In 200 rimandati verso la Turchia

Lesvos e Nezli Jale sono partite stamani dalle coste greche alla volta del piccolo porto turco di Dikili. Lesvos e Nezli Jale sono le due imbarcazioni che hanno ufficialmente dato avvio al complesso, quanto incerto, programma di
migranti_rimpatri_afp.jpg_997313609gestione, respingimento e smistamento dei migranti firmato lo scorso 18 marzo fra Ankara e l’Unione europea.

Poco prima delle 6, Lesvos e Nezli Jale hanno imbarcato i migranti provenienti dal Pakistan e dal Bangladesh, quelli che non vantano la fortuna di venire da un paese martoriato dalla guerra, e sono stati rimandati indietro su quel mare che avevano già attraversato una prima volta quando, su natanti non meno impietosi, tentavano d’arrivare in Europa. La Turchia li prenderà e li smisterà in uno dei 28 campi profughi che ha allestivo con tende e prefabbricati all’interno delle sue provincie del sud e del sud est, li dove vivono già 26mila siriani e 10mila iracheni. Solo che questi migranti che l’Europa sta rispedendo in Turchia verranno rimandati a casa assieme agli afgani e ai pachistani, in una gerarchia che l’occidente ha pensato bene di stabilire per mettere dell’ordine tra tutta questa miseria.

Meglio per i siriani, quindi, che dopo essere sfuggiti alla distruzione che ha quasi cancellato il loro paese dalla storia possono adesso godere dei vantaggi che ne derivano. Saranno la contropartita dell’impegno turco a togliere un po’ di migranti dal suolo europeo e, per ogni persona che Ankara manderà a casa, l’Europa la ringrazierà prendendo sulle proprie spalle un richiedente asilo siriano, in uno strano gioco di equilibri nel quale pare dimenticarsi persino che gli esseri umani non sono soltanto un numero o un mero contrappeso politico. Ma tant’è. Oggi, a riprova di questo sistema che l’Europa è riuscita ad elaborare, i primi 16 siriani sono atterrati ad Hannover direttamente dalla Turchia. Da li, se chi di dovere lo riterrà opportuno, verranno smistati verso altri Paesi europei, come dei pacchi. “E’ un test- aveva spiegato venerdì l’ambasciatore tedesco ad Ankara- che servirà per capire” quanto funzioni questa gestione dei ricollocamenti. Tutto bene, quindi, il primo scambio si è concluso con successo. Adesso l’Europa può iniziare a fare sul serio.

Giuseppe Caretta