Libia, Onu denuncia: “Uccisioni, torture e lavori forzati nel centro migranti”

Condizioni di vita disumane, scarsità di cibo, sovraffollamento, lavori forzati e morti ammazzati. E’ quanto sta avvenendo in questi giorni in Libia secondo la denuncia che l’Onu sta portando avanti tramite il suo comando libia_gettyUnsmil (United Nations Support Mission in Libya).

Un evento, in particolare, esemplifica tutta la gestione ferrea che le autorità libiche hanno nei confronti dei campi profughi. Il primo aprile scorso, denuncia Unsmil, a Zawia, nel centro di detenzione di Al-Nasr, parte un tentativo di fuga di massa. Le forze di sicurezza aprono il fuoco: almeno quattro vittime e venti feriti è il bilancio di quella terribile giornata.

Ma non è tutto. Per coloro che restano all’interno del centro le condizioni di vita rasentano l’impensabile, con una situazione di sovrappopolamento cronica, torture, pestaggi e obblighi di lavori forzati. Nessuno, nel caos che regna adesso nel Paese, pare essere interessato a mettere mano ad una situazione tanto delicata. Da marzo, il centro era controllato dal Dipartimento per il contrasto dell’immigrazione illegale che faceva capo all’autoproclamato governo di Tripoli, che adesso ha sciolto l’assemblea e si è rivolto all’appoggio di Fayez Serrau, premier sul quale molto spingono le Nazioni Unite.

La speranza è che al più presto venga aperta un’inchiesta “esaustiva, imparziale e indipendente” sulle uccisioni del primo aprile e che, il nuovo premier, possa intervenire nel controllo delle pratiche di vessazioni ed abusi che si verificano nel centro dove, ricordano dall’Onu, sono “ospitate” 1200 persone tra le quali, certamente, otto donne e due bambini. Tutti in fuga “dai paesi di origine a causa di persecuzioni, abusi e povertà.”

Giuseppe Caretta