Su Regeni è crisi Italia-Egitto. Gentiloni richiama l’ambasciatore: “Vogliamo la verità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:35

Il governo italiano l’aveva promesso. In caso di un’evidente mancanza di collaborazione da parte delle autorità egiziane si sarebbe provveduto ad adottare misure “immediate” per ufficializzare una crisi diplomatica che obblighi il image (5)Cairo a farsi carico delle proprie responsabilità nell’omicidio di Giulio Regeni.

E così, c’è da dirlo, di fatti è stato. Dopo il buco nell’acqua di questa due giorni, durante la quale gli inquirenti italiani attendevano dai colleghi egiziani una sterzata fattiva rispetto alle fumose collaborazioni delle scorse settimane, il governo italiano ha formalmente richiamato il proprio ambasciatore in patria per consultazioni.

Va da sé che un atto di questo tipo ha più valore simbolico che pratico, ma proprio per questo assume una sua particolare rilevanza. Nei dossier che gli 007 di Al Sisi hanno presentato durante il summit romano, riferiscono voci vicine alle istituzioni, non vi era alcuna traccia indiziaria che potesse assumere una particolare valenza ai fini dell’indagine. Nessuna registrazione delle telecamere di sicurezza poste agli ingressi della metropolitana di Dokki utilizzata da Giulio il 25 gennaio. “Bisogna mandarlo in Germania per la pulitura- dicono dal Cairo- non abbiamo avuto tempo di farlo in questi due mesi”. Prima batosta. Seconda: nessun tabulato della cella telefonica alla quale, presumibilmente, il cellulare di Regeni si è agganciato fra le 19,45 e le 20,15 del 25 gennaio, e di quella posta nel quartiere “6 Ottobre” (dove è stato ritrovato il corpo) nella notte tra il 2 e il 3 febbraio. “Per ragioni di privacy, per il rispetto dell’articolo 57 della Costituzione che protegge il segreto delle comunicazioni dei suoi cittadini” dicono gli uomini di Al Sisi, dati di questa natura non possono essere diffusi.

Parrebbe tutto uno scherzo grottesco ed invece non è così. Da oggi, dunque, la crisi diplomatica fra Italia ed Egitto è ufficialmente aperta. E mentre il premier conferma che l’Italia “si fermerà solo davanti alla verità”, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dal G7 di Tokio rincara: “Adotteremo misure immediate e proporzionali: questo ci siamo impegnati a fare e questo faremo”.

Giuseppe Caretta

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