Norvegia, corte stabilisce risarcimento a Breivik: “Violati i suoi diritti umani”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:04

E’ una sentenza che, come la si voglia prendere, fa discutere e divide l’opinione pubblica mondiale. Il terrorista 2567360295fc380d930f6a706700cf09-0029-kKCH-U43160870205162NuH-593x443@Corriere-Web-Sezioni Anders Behring Breivik ha vinto parte della sua causa intentata nei confronti dello Stato norvegese per “le condizioni inumane di detenzione” alle quali è stato sottoposto nel corso dei cinque anni che ha trascorso in prigione fino ad oggi. Era infatti il luglio del 2011 quando l’uomo fece saltare in aria un furgone imbottito di tritolo nel pieno centro della capitale Oslo. Dopo aver fatto ciò, vestito da poliziotto, si mise su un gommone e raggiunse l’isola di Utoya, dov’era in corso un raduno estivo della gioventù del partito laburista allora al governo. Radunati i giovani in uno spiazzo Breivik, che dal momento dell’arresto in poi si è dichiarato apertamente nazista, ha sparato all’impazzata sulla folla con un fucile a pompa lasciando sul terreno 69 giovani innocenti.

Una volta assicuratosi di aver finito con un colpo alla nuca tutti coloro che erano feriti o si fingevano morti, l’uomo aveva contattato le autorità esordendo con queste parole: “Sono il comandante Breivik, la mia missione contro il veleno della società multiculturale è compiuta, mi arrendo, venitemi a prendere”. Condannato a 23 anni di reclusione (il massimo previsto dal codice penale norvegese), con la possibilità di un prolungamento della pena qualora dovesse, allo scadere della stessa, essere giudicato ancora pericoloso, il terrorista è diventato nel tempo un punto di riferimento per la variegata galassia neonazista mondiale. Proprio per questo motivo il tribunale aveva disposto un (quasi) totale divieto di comunicazione con l’esterno. Per lo stesso motivo ne era stato anche disposto l’isolamento (sebbene l’uomo viva in un trilocale di 31 metri quadrati con palestra, angolo cucina, servizi, playstation e computer senza internet).

Alla prima misura restrittiva, con la sentenza di oggi, il tribunale ha negato ogni possibilità di modifica data l’evidente pericolosità del soggetto. Ma per ciò che riguarda l’isolamento la corte, presieduta dalla giudice Helen Sekulic, gli ha dato ragione: 330mila corone norvegesi di indennizzo (circa 35mila euro) è quanto gli spetta per i cinque anni trascorsi in isolamento poiché esso “viola l’articolo 3 della convenzione europea sui diritti umani”.

Giuseppe Caretta

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