Migranti: applicare il “modello Egeo” per Libia. Gli Usa pensano a navi Nato contro gli scafisti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:32

Cercare di replicare il “modello Egeo” di rimpatrio dei migranti. E’ questa la linea operativa che soggiace all’imminente summit del “Quint”, in apertura domani ad Hannover. Al vertice, dove saranno presenti Stati Uniti, image (7)Germania, Francia, Gran Bretagna ed Italia, si tenterà di definire una strategia d’azione internazionale per contenere, e gestire, il grande flusso di sbarchi che gli esperti si attendono da qui ai prossimi mesi, quando le condizioni meteo miglioreranno sensibilmente.

L’Italia, già lo sappiamo, è la prima linea d’approdo assieme alla costa turco-ellenica. E proprio questo modello di intervento, che sta dando buoni risultati, è preso a paradigma del tipo di intervento che i partner internazionali, Stati Uniti in primis, sono interessati a  mettere in atto nel nostro Paese, con la creazione di hot spot di controllo e concentramento e, dall’altro lato, punti di rimpatrio nei paesi di provenienza dei migranti. Obama ne ha già discusso abbondantemente con il premier britannico Cameron nel corso del bilaterale che i due leader hanno avuto venerdì. Il problema, però, si pone in termini strutturali, logistici, poiché i successi dell’asse Atene-Ankara sono in parte dovuti ad una maggiore stabilità istituzionale, cosa che non è affatto scontata se si dovesse pensare di spostare questo tipo di relazioni ad un paese come la Libia, che ha appena eletto un governo non riconosciuto da una parte piuttosto cospicua del territorio sul quale opera.

Mancano inoltre certezze sull’effettiva provenienza dei migranti, cosa che appare meno difficile sul fronte orientale, dove buona parte dei profughi sono in realtà di provenienza siriana. Ed anche se si dovesse risalire alla reale nazionalità degli approdati, come rimandarli indietro? In quale contesto? Con l’appoggio di quale istituzione locale? Per questo motivo si sta lavorando all’idea di creare una serie di hot spot nei Paesi dell’Africa subsahariana da cui proviene la maggior parte dei migranti diretti verso l’Italia, ma anche di utilizzare le navi della Nato per aiutare la nostra Marina nelle intercettazioni.

Uno scenario che deve anche interessarsi di comprendere le reali cause che spingono gli uomini a emigrare, oppure si rischia di mettere su un sistema che continuerà a girare a vuoto su se stesso.

Giuseppe Caretta

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