Il futuro un’incognita, la ripresa una bugia: Primo maggio post-moderno di un’Italia disillusa

Nell’ultimo sondaggio condotto dall’Osservatorio di Demos-Coop appare l’immagine di un Paese confuso, stretto tra un passato percepito con nostalgia ed un futuro che non ha alcun modo di essere immaginato.

solitudine_del_lavoroSono infatti 7 italiani su 10, nel campione intervistato, a ritenere che quella del Primo maggio sia una celebrazione che merita di essere ricordata. Ciononostante, questo sentimento, contrasta con i dati che emergono dai successivi quesiti.

Il 70% degli intervistati ritiene che la ripresa non sia per nulla iniziata, che il governo menta sui dati pubblicati in questi giorni dall’Istat. Solo l’8% ritiene che il Jobs Act abbia funzionato, mentre il 70% ritiene che l’unica forma di lavoro realmente aumentata sia quella precaria ed il lavoro nero. Quasi nessuno (23%), crede più che la sua situazione lavorativa possa migliorare nei prossimi anni (nell’ultimo sondaggio questa voce era al 36%).

E se continua a persistere un’esigenza di stabilità che fa riemergere il sogno del “posto fisso” nell’accezione di “posto pubblico” (tramonta definitivamente il mito del lavoro autonomo), emerge un’unica istituzione capace di farsi carico dei tempi di incertezza in cui si trova a vivere la nostra società: la famiglia. Non lo Stato, non i sindacati, ma quell’unico, antico istituto che è in grado di rivestire una funzione protettiva, compensatrice di quegli squilibri dai quali il corpo sociale è scosso: la mancanza di sicurezza sociale, la progressiva scomparsa dell’idea di futuro, la consapevolezza di un cammino indecifrabile e dall’esito incerto fa della famiglia la base sulla quale poggiare, momentaneamente, in attesa di una nuova, ennesima ripartenza. Perché quella della migrazione è l’altra importante componente di questo sondaggio. Una migrazione “necessaria” e “ineluttabile”, che fa dei giovani dei nomadi perenni. Il 73% della popolazione ritiene che quella dell’emigrazione dei giovani verso mete straniere sia l’unica strada che abbiano a disposizione per fare carriera. E se questa condizione post-moderna, intrinsecamente global dei giovani, preoccupa gli adulti, loro, i figli e i nipoti di questo tempo atomizzato, vivono questo status quo con incredibile normalità: migranti per stato esistenziale.

Giuseppe Caretta