Il doodle del giorno: omaggio all’attivista Jane Jacobs

doodleLe ampie strade invase dalle macchine e i grandi edifici a schiera costituivano quel paesaggio urbano che a Jane Jacobs piaceva pochissimo. E’ a questa “sanguigna” attivista americana, che oggi avrebbe compiuto 100 anni, che Google ha scelto di tributare il doodle del giorno. Celebrandola con un’immagine che rende bene l’idea della città nella quale avrebbe voluto vivere. Una città fatta di strade percorribili a piedi o in bicicletta e ricca di spazi in cui i cittadini avrebbero potuto incontrarsi agevolmente. Un modello “utopistico”, che si attrasse le critiche feroci dei tecnici e degli addetti ai lavori.

L’antropologa nata a Scranton il 4 maggio del 1916 (oggi avrebbe spento la centesima candelina) dedicò gran parte della sua vita alla teorizzazione di un modello alternativo di metropoli. E il suo testo, “Vita e morte delle grandi città. Saggio sulle metropoli americane”, consegnato alle stampe nel 1961, è diventato, col tempo, un vero e proprio classico della sociologia urbana. In esso, la Jacobs criticò fortemente il modello urbanistico imperante e propose il recupero di nuclei a misura d’uomo, capaci di “riabilitare” il ruolo della strada, del distretto e dell’isolato. Centri in cui i “palazzoni” anonimi costruiti a schiera avrebbero dovuto cedere il passo ad edifici eterogenei, strutturati in base alle esigenze della comunità. Idee rivoluzionarie, le sue, che stridevano fortemente con i gusti e le tendenze del tempo, orientati a celebrare l’importanza delle dimensioni. Nelle architetture e nelle infrastrutture.

Il libro della Jacobs (che proponeva esempi di “rigenerazione urbana”) si attrasse gli “strali” degli addetti ai lavori. Che, tra le altre cose, le rimproverarono la mancanza di una formazione specialistica. La Jacobs fu, infatti, un’autodidatta, intenzionata a contrastare – con la sola forza delle sue idee – le teorie professate dai grandi urbanisti. Che, per screditarla, arrivarono a definirla “casalinga” e “dilettante”. Ma l’impegno civico della Jacobs non si esaurì nel campo dell’urbanistica sociale. Ad appassionarla furono anche altre questioni e la sua dipartita dall’America, nel 1969, all’indomani dell’ufficializzazione della guerra in Vietnam, ne è una chiara testimonianza.

Maria Saporito