Unioni civili: analogie e differenze coi matrimoni

FILE - The July 16, 2011 file photo shows two homosexual men holding hands during Christopher Street Day in Weimar, eastern Germany. Germany’s highest court ruled Tuesday, Feb. 19, 2013 that strengthens gay couples’ adoption rights.Germany has allowed same-sex couples to register civil partnerships that legally fall short of formal marriage since 2001. Until now, it allowed people to adopt a same-sex partner’s biological child _ but not that partner’s adopted child or stepchild. (AP Photo/dpa, Michael Reichel)

La battaglia politica sul ddl Cirinnà – quello che si prefigge di regolare, una volta per tutte, le unioni civili in Italia – è stata furibonda. Il testo, licenziato al Senato, è passato al vaglio delle Commissioni alla Camera e approderà il 9 maggio nell’Aula di Montecitorio. Secondo i calcoli dei beninformati (e di coloro che spingono per una celere approvazione), il voto finale alla Camera si terrà entro il prossimo 12 maggio e non si esclude che, per velocizzare ogni cosa, il Governo scelga di porre la questione di fiducia.

Fin qui il timing, ma cosa prevede esattamente il testo sulle unioni civili? A darci una mano è OpenPolis, che ha focalizzato l’attenzione sulle analogie e le differenze che intercorrono tra le unioni omosessuali e i matrimoni. Partiamo dai punti in comune: esattamente come in un matrimonio, chi decide di “unirsi civilmente” dovrà garantire assistenza morale e materiale al partner. E ciascuna parte dovrà contribuire (secondo la propria possibilità) al soddisfacimento dei bisogni comuni. In caso di morte di uno dei due partner, l’altro potrà confidare nel versamento del Tfr da parte del suo datore di lavoro o nel godimento della pensione di reversibilità. Stessi diritti e doveri di una coppia sposata, infine, anche nel caso in cui il rapporto finisca. Come in una normale pratica di divorzio, infatti, un giudice potrà riconoscere un assegno di mantenimento alla parte incapace di sussistenza.

Per quanto riguarda le differenze su cui la ricognizione di OpenPolis ha, invece, scelto di marcare l’accento, vale probabilmente la pena iniziare con quella che ha suscitato più clamore di tutte e che non contempla la possibilità, per le coppie omosessuali, di adottare dei figli. Neanche quelli nati dalle precedenti unioni dei loro compagni o delle loro compagne. Ma a fare molto discutere è stato anche il comma del testo che non prevede obbligo di fedeltà all’interno dell’istituto delle unioni civili. Mentre l’ultima differenza segnalata da OpenPolis può considerarsi più “formale” che “sostanziale” riguardando la possibilità, per le coppie omosessuali, di acquisire il cognome del proprio partner. A differenza di quanto concesso alle signore sposate che, una volta pronunciato il fatidico sì, devono dire addio al loro cognome da nubile.

Maria Saporito