Ecco l’Europa delle frontiere: solo i giovani contrari alla chiusura

L’Italia ha i suoi problemi particolari, ormai lo sappiamo bene. Problemi spesso collegati ad altri, più grandi problemi con cui deve confrontarsi gran parte del continente: disoccupazione giovanile, assenza di fiducia nel futuro, emigrazione, immigrazione, crisi economica. Certamente non un periodo semplice.

E mentre si assiste a tutto questo dilagare di timori, mentre l’incertezza cala sulla testa della nazione come un manto Migrants-Ferry-har_3392904b-470x260venuto a soffocare il respiro di tutti, ci si rende conto di essere una nazione in profondo affanno, che non cresce più, che ha smesso di fare figli, che lascia partire una buona di quelli che ha già messo al mondo, che non sa più a che santo votarsi e, nel frattempo, ha smesso di votare tout court.

Ed ecco che l’ultimo sondaggio di Pragma per l’Osservatorio Europeo sulla sicurezza, curato da Demos per la Fondazione Unipolis, ci restituisce un altro emblematico tassello di questo scenario: l’Italia ha un estremo desiderio di sicurezza. Sicurezza fisica, probabilmente, ma (e prima di tutto) anche sicurezza mentale. Il fenomeno migratorio viene infatti vissuto con una specie di terrore primordiale, una paranoia pronta a trasformarsi in concrete richieste di protezione, con una percentuale crescente di cittadini che vorrebbe l’innalzamento di barriere anti immigrazione in ogni singolo giorno dell’anno, indipendentemente da un periodo di emergenza o meno. Protetti, contro gli invasori.

E se a salvare cavoli e capra ci pensano i giovani, l’unica fascia della popolazione italiana che continua a non volersi chiudere in un mondo recintato da un qualche tipo di gabbia metallica, bisogna anche prendere atto che l’Italia, così come la Germania, è il paese più vecchio del continente, con un’incidenza sempre minore della componente giovanile, che è in regressione (a differenza della Germania), in rimpicciolimento, ad un passo dall’estinzione e certamente sempre più protesa verso un’emigrazione momentanea o definitiva (magari verso la Germania). Perché in Italia, per tutti quei problemi di cui sopra, sono sempre meno i giovani intenzionati a rimanere. Allora la componente anziana, quell’Europa che papa Francesco ha definito “una nonna vecchia e sterile”, senza più ricordi, prende piede e diventa l’unica voce che rimane ascoltabile nel nostro Paese. Una voce colta al balzo dai politici di professione, dai piromani dell’insicurezza, da tutti quei movimenti che dalla Macedonia, passando per la Bulgaria, la Slovenia, la Gran Bretagna, la Francia, la Serbia, la Croazia e l’Austria, stanno facendo risorgere muri e barriere e declinare il lessico politico verso una accesa, violenta definizione del nemico. Forse perché la definizione di un contrario è sempre servita a far quadrare i conti in un momento di smarrimento, forse perché davvero si pensa di poter risolvere tutto tracciando una linea e distinguendo i buoni da i cattivi, gli aventi diritto dagli indesiderati. Eppure, in questo cinico bisogno di protezione si avverte un senso profondissimo di morte, come una vita che abbia smesso di respirare.

Giuseppe Caretta