Acqua del rubinetto contaminata: nel barese un paese resta senz’acqua

A Casamassima, un paese di 20mila abitanti alle porte di Bari, è emergenza idrica. La colpa, stavolta, è della rottura di una condotta dell’Acquedotto pugliese, nella quale si è riversato del terriccio. Risultato: da quasi una settimana l’acqua che arriva in paese non è più potabile. Pare infatti che al suo interno si trovino microrganismi patogeni come escherichiacoli, pseudominas aeruginosa, clostridium perfringens. Tutti organismi capaci di indurre vomito, contaminazione-acqua-casamassima-autobotti-sequestroproblemi gastro interinali e febbre.

Sarebbero ormai diverse decine i cittadini costretti a letto da queste reazioni all’acqua contaminata. E nel paese, intanto, una sorta di psicosi collettiva ha messo in ginocchio il normale svolgimento della vita quotidiana, con mamme allarmate che hanno chiesto la sospensione immediata del servizio mensa nelle scuole ed il sindaco costretto a divulgare un’ordinanza nella quale vieta a tutti i cittadini di bere l’acqua che esce dai rubinetti e di usarla solo per lavarsi le mani, asciugandole immediatamente. Come spiega il primo cittadino: “All’inizio mi è stato chiesto di allertare i residenti di due strade, ma io per precauzione ho avvisato tutto il paese.”

Intanto, dall’Acquedotto Pugliese fanno sapere che l’anomalia rientrerà nel fine settimana, anche se suggeriscono di attendere l’inizio della settimana prossima per ritornare a bere l’acqua pubblica. In Comune è un via vai di vertici dell’Arpa, dell’Asl e dell’Aqp, mentre una serie di autobotti sono state disseminate in punti strategici per rifornire di acqua potabile la popolazione civile.

Polizia municipale e protezione civile aiutano i tecnici dell’Acquedotto a distribuire sacche d’acqua da 5 litri, e i cittadini vanno in soccorso degli anziani che non sono in grado di portare le sacche fino alle loro case. Insomma, uno scenario surreale che si spera possa passare presto anche perché, a Casamassima, una crisi del genere non l’avevano mai vissuta né, c’è da credere, se l’aspettavano.

Giuseppe Caretta