Primarie Usa, dem divisi: Oregon a Sanders, Kentucky alla Clinton. Trump vince sempre

Ancora un altro colpo di scena, nella primarie americane. Ieri due nuove tappe elettorali, in Oregon e nel Kentucky, hanno fatto emergere alcuni nuovi dati che non ci si aspettava di raccogliere: prima di tutto la sopravvivenza di Bernie Sanders, che si prende l’Oregon e perde, per una manciata di voti, il Kentucky che Hillary Clinton porta a casa per il rotto della cuffia.

clinton-sanders-trumpIn secondo luogo la spaccatura, paradossale, che sta mettendo in crisi il partito democratico, fino a qualche settimana fa compatto contro il “nemico comune” Donald Trump. In terzo luogo lui, sempre lui, l’uomo partito come perdente ed oggi, paradossalmente, ad un passo da avere la nazione più potente del mondo fra le mani.

Perché questo è l’ultimo dato interessante della giornata di ieri: Donald Trump sta ricucendo il suo strappo con il partito repubblicano o, perlomeno, questo è quello che pare stia cercando di fare il partito nei suoi confronti. Ieri sono stati raggiunti dei primi punti di accordi sul finanziamento della prossima campagna presidenziale, ed uno dei più importanti organi di stampa del partito, il canale televisivo Fox News di Rupert Murdoch, ha trasmesso una puntata dedicata al magnate nella quale, con toni più conciliatori che polemici, si veniva ricucendo quella strappatura che, nelle ultime settimane, aveva tenuto il magnate ed il partito su due lati opposti della stessa barricata.

Adesso sono i democratici ad arrancare, con episodi di cronaca locale che parlano di aggressioni fisiche e verbali fra le due “fazioni” che si sono venute a creare all’interno dell’elettorato. Ed il rischio è che tale frattura possa protrarsi, ed inasprirsi, da qui alla convention di luglio, dove si vocifera di possibili azioni di disobbedienza civile da parte della base dissidente. Il tutto a discapito dell’incetta di voti che i democratici sono obbligati a fare se vogliono sperare di tenere The Donald lontano dal soglio presidenziale. Intanto, il tycoon newyorkese si gode quest’ennesimo trionfo e, dal palco che lo proclama vincitore, spara un’altra delle sue boutade: “Sono pronto- dice- ad incontrare Kim Jong-un, e voglio rinegoziare gli accordi sul clima di Parigi.” Parole che, inaspettatamente, suonano sempre più come promesse.

Giuseppe Caretta