Rapporto Istat: giovani poco occupati. Sei su dieci in casa con i genitori

E’ sempre un bollettino impietoso, quello che emerge dai rapporti Istat. L’ultima istantanea arriva  in occasione dei 90 anni di vita dell’Istituto di ricerca, ed anche questa volta le notizie non sono affatto confortanti.

istat-160426094404A fronte di una produzione industriale che va lentamente crescendo, assieme al settore manifatturiero e a quello delle costruzioni, si trova un panorama sociale in forte affanno, con un particolare affaticamento delle fasce giovanili della popolazione. Il 62,5% dei giovani tra i 18 e i 34 anni, infatti, vive ancora sotto il tetto dei genitori, con una percentuale che raggiunge il 56,9% per le donne e il 68% per gli uomini. Tanti, troppi per la media europea che si ferma al 48,1%.

Un vero e proprio ristagno, condizionato dalle precarie condizioni del mercato del lavoro, che non consente alcun tipo di progettualità e che ha spostato in avanti anche l’età media del matrimonio e quella della genitorialità.  Il Rapporto dedica ampio spazio alla condizione lavorativa, evidenziando come la crescita dell’occupazione sia legata non tanto ad un vero e proprio implemento dell’offerta, quanto ad un “allungamento” del periodo d’occupazione per le fasce più anziane della popolazione. Gli occupati crescono soprattutto nel segmento d’età 50-64 anni (più 1,5% rispetto al 2014 e più 9,2% rispetto al 2008). Ciò significa che chi ha un lavoro tende a conservarlo più a lungo, molto spesso per via delle riforme previdenziali. Va male, ancora una volta, ai giovani, che vedono l’emergere di un altro fenomeno economico-sociale che ne strozza la crescita: la sovraistruzione. Il tasso di giovani che svolgono un lavoro inferiore rispetto al titolo di studio conseguito è triplo rispetto a quello degli adulti.

Giuseppe Caretta