Scambio di prigionieri Russia- Ucraina: si punta alle trattative con l’Ue

Si è concretizzato nelle prime ore della giornata di oggi quello che, di fatto, può essere interpretato come uno scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev.

fef0f0c304fe3fb84692b33bd67a24d4-k2pE-U10804493445943PB-1024x576@LaStampa.itMentre infatti Nadja Savchenko, la pilota ucraina condannata a 22 anni per aver offerto le coordinate che causarono la morte di due reporter russi, veniva rilasciata a Rostov sul Don, dall’altra parte della Russia, precisamente sulla pista di atterraggio dell’aeroporto di Mosca, i media seguivano con partecipazione l’abbraccio di due soldati russi con le loro famiglie. Si tratta di Yevgeny Yerofeyev e Alexander Alexandrov, rientrati a casa dopo un lungo periodo di detenzione nelle carceri ucraine, dove erano stati condannati a 14 anni con l’accusa di terrorismo. A margine dello scambio, entrambi i leader dei rispettivi paesi hanno voluto fare il punto della situazione: “La decisione di perdonare Savchenko- ha detto Putin- è stata dettata da un senso di umanità, spero che il gesto contribuisca a ridurre il conflitto nel Donbass.”

“Abbiamo atteso in preda all’ansia per 709 lunghi giorni- ha invece commentato il presidente ucraino Petro Poroshenko-. Abbiamo pregato, abbiamo agito sul campo e organizzato proteste per far si che la giornata di oggi si compisse: come abbiamo fatto tornare Nadja, così riavremo anche il Donbass e la Crimea sotto la sovranità ucraina.”

Prese di posizione a parte, molti analisti sono dell’idea che questa mossa sia protesa a lanciare un segnale alle democrazie occidentali. E a conferma di questa ipotesi arrivano le parole della stessa Savchenko che non ha mancato di ringraziare la cancelliera Merkel, Barack Obama, il presidente Hollande e gli altri Paesi europei che si sono spesi in suo favore durante la detenzione. Stesso obiettivo potrebbe avere Putin, che attende l’incontro del 31 luglio prossimo nel quale dovrebbero essere ridiscusse le sanzioni economiche contro la Russia stabilite dalla comunità internazionale. Uno scambio di prigionieri, dunque, tutt’altro che casuale.

Giuseppe Caretta