Spagna, eliminati i riferimenti religiosi in Galizia (e stop a Natale e Pasqua)

CroceLa decisione del comune di Lalin (piccolo centro abitato della Galizia) di  imporre la laicità tramite l’eliminazione ogni croce dai luoghi pubblici e persino dai cimiteri, di impedire a qualsiasi funzionario di manifestare la propria fede e di cambiare il nome di qualsiasi via presenti un riferimento al cristianesimo ha fatto storcere il naso alla comunità cattolica.

La mozione è passata grazie ai voti del Partito Socialista, del Partito Nazionalista Galiziano e della Plataforma Alberta Cidadà. Il testo della nuova legge non impone solo la rimozione dei crocifissi ma anche il bando di ogni professione e simbologia religiosa da ogni atto pubblico: saranno dunque impediti gli atti ufficiali contenenti simbologia religiose, tutti gli atti religiosi all’interno del consiglio comunale e la partecipazione di rappresentanti religiosi ad atti pubblici in qualità di autorità o viceversa. Se questi provvedimenti possono rispecchiare un idea di innovazione e rispetto nei riguardi di una popolazione che diventa via via più multiculturale e variegata, la decisione di cambiare il nome alle festività religiose come il Natale e la Pasqua desta qualche perplessità e malumore nella comunità cristiana.

Le reazioni alla mozione del comune di Lalin sono state numerose, come portavoce della comunità cristiana l’avvocatessa Polonia Castellanos ha accusato il comune di discriminazione nei confronti dei cristiani ed in generale di tutti i credenti, d’altronde l’eliminazione d’ingerenza dagli uffici pubblici e viceversa può essere un segnale di rispetto ma l’eliminazione di qualsiasi riferimento religioso dalla città e dalla vita dei cittadini risulta quanto meno superfluo se non offensivo nei confronti di coloro che nel rispetto della loro libertà d’espressione vogliono celebrare i propri riti secondo le personali credenze, proprio a questo fa riferimento l’avvocatessa Castellanos, ricordando nella sua dichiarazione che le libertà di fede e d’espressione sono sancite dalla costituzione: “La discriminazione per motivi religiosi è proibita dalla Costituzione come quella per motivi di razza, ideologia, sesso e orientamento sessuale”.

Il Sindaco di Lalin, Rafael Cunha, si è detto soddisfatto della mozione ed ha ricusato le accuse della comunità cattolica difendendo la decisione della sua giunta, dicendo che la mozione in realtà: “Stabilisce la legittimità delle istituzioni pubbliche laiche. Garantisce la libertà di coscienza individuale e l’indipendenza del governo rispetto a qualunque confessione religiosa”. Se è vero che è importante lasciar decidere al singolo individuo a quale fede votarsi e a come crescere interiormente, fin dove ci si può spingere per tutelare questo diritto senza offendere o discriminare i credenti?

Fabio Scapellato