Omicidio del Po, fermato un carabiniere e la sua compagna

L’avrebbero ucciso con due colpi di pistola sulla riva del Po, quindi avrebbero prelevato con il suo bancomat delle somme di denaro, forse allo scopo di simulare una rapina finita male. Questo è quello che gli inquirenti credono sia avvenuto prima della morte di Antonio Piombo, barista ucciso venerdì 27 maggio a Garofolo, con due colpi di pistola. L’ultima volta che era stato visto, il barista era entrato verso mezzanotte del 26 maggio in un bar di Polesella, dove rimane circa 40 minuti. Quindi sale in macchina e sparisce dietro la destra del Po.

L’auto che torna indietro all’1:35 di mattina però è guidata da un uomo diverso, e dietro la Peugeot 307 intestata al carabiniere ora accusato e guidato da una donna.
baristaAdesso l’indagine si è ristretta e porta verso due persone che sono state accusate del barbaro omicidio: un maresciallo dei carabinieri di Cento, Salvatore Ciammaichella, di 44 anni, e la sua compagna Mondia Desole, 41 anni, anch’essa originaria di Cento. Adesso la coppia deve rispondere di due accuse, quella di omicidio aggravato e utilizzo indebito del bancomat trafugato alla vittima, nonché detenzione abusiva di arma per il militare.

La stessa arma che ha sparato i due colpi, uno alla testa e l’altro all’addome, che hanno ucciso il barista.
Alla coppia viene contestata anche un’aggravante decisamente inquietante: la bambina di 8 anni figlia della convivente del carabiniere si sarebbe trovata in macchina al momento dell’omicidio. La piccola è già stata sentita dagli inquirenti.

Mariagrazia Roversi