I raggi uv potrebbero diventare la soluzione ai batteri resistenti

batteri-mangia-petrolioUno studio della Columbia University dimostra l’efficacia dei raggi uv sulle infezioni batteriche resistenti agli antibiotici tradizionali. Questa tipologia di batterio usualmente si riscontra nelle infezioni post operatorie ( in Italia la percentuale di infezioni post operatorie e tra il 5-8%) queste, per la maggior parte, si presentano nelle vie urinarie e nelle ferite da taglio necessarie all’intervento. Fino ad oggi l’utilizzo di raggi ultra violetti per la cura delle infezioni è stato severamente vietato perché dannoso alla salute del paziente, ma secondo la ricerca condotta dal Professor David J Brenner, capo della divisione radiologica della Columbia University, se il raggio uv viene utilizzato ad una particolare lunghezza d’onda della luce (207 nanometri) è efficace all’uccisione dei batteri e lascia intatte le cellule sane.

Lo studio è stato condotto su dei topi senza peli (la cui pelle è molto simile a quella umana) e visto il successo dei primi test si passerà adesso a test su animali più grandi fino ad arrivare ai primati e se anche qui si otterranno dei successi comincerà la sperimentazione sull’essere umano. L’eventuale successo di questi test rappresenterebbe un grande passo avanti in campo di tecnologia medica ed eliminerebbe il problema dei batteri resistenti che negli anni potrebbe diventare la causa di una pandemia ( basti pensare agli studi sui primi casi di pazienti che presentavano batteri resistenti alle cure odierne in America ed in Cina).

La problematica dei batteri resistenti ci riguarda molto da vicino, da uno studio pubblicato dall’ European Centre for Desease Prevention and Control è risultato che l’Italia è al primo posto in Europa per utilizzo di antibiotici il che ha creato un atibiotico resistenza più elevata rispetto alla media europea.