D’Alema-Renzi: La Repubblica accende la miccia dell’ennesimo scontro

D'Alema e RenziI due non si sono mai piaciuti. Anzi: l’ex presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, può a buon diritto essere indicato come una delle vittime più illustri della “rottamazione” avviata da Matteo Renzi, all’interno del Pd. A separarli, culture politiche differenti e un modus operandi (e pensandi) che traccia, da sempre, una netta linea di demarcazione tra i due. I quali si sono semmai esercitati, per anni, a rimpallarsi accuse e allusioni al vetriolo. Il risultato? Chi sta con Matteo Renzi non può stare con Massimo D’Alema (e viceversa), nonostante entrambi tengano in tasca la medesima tessera del Pd. A dare conto dell’ennesimo presunto scontro tra l’ex premier e l’attuale inquilino di Palazzo Chigi è stato il quotidiano La Repubblica, che ha ieri riportato, in prima pagina, un retroscena piccato.

Quel che è certo è che la notizia ha finito per imbarazzare l’intero Pd – inciampato nell’ennesimo psicodramma interno – spianando la strada a nuove tensioni, a una manciata di giorni di distanza dai delicatissimi ballottaggi. In prospettiva dei quali, secondo La Repubblica, Massimo D’Alema starebbe tramando contro Matteo Renzi, preparandosi a segnare una X sul nome di Virginia Raggi. “Pur di mandare via Renzi è la frase che il quotidiano ha attribuito a D’Alema – sarei disposto a votare Lucifero”. Non solo: l’ex presidente del Consiglio si sarebbe anche persuaso dell’opportunità fornita dal referendum sulla riforma costituzionale di ottobre, su cui Renzi ha deciso di metterci la faccia. “Se vince il sì al referendum – avrebbe detto D’Alema – facciamo la scissione; se invece vince il no, ci riprendiamo il partito”.

Parole pesanti, che il diretto interessato ha smentito da par suo. Spiegando che, a conclusione di un convegno tenutosi lunedì scorso, si è ritrovato a scherzare, con alcuni politici ed analisti, sulle intenzioni di voto per il referendum. “Ho affermato che in caso di vittoria del sì – ha detto D’Alema – Renzi ci avrebbe cacciato dal partito. Ma si trattava chiaramente di una battuta, non di una dichiarazione politica. In più, non ho mai parlato della Raggi. Per questo dico che è una montatura. Anzi, si tratta di pura spazzatura da parte di un giornale che perde lettori, cosi come noi del Pd stiamo perdendo elettori”. Di più: “Stanno cercando un capro espiatorio perché temono, domenica, risultati molto deludenti rispetto alle attese – ha rincarato l’ex presidente del Consiglio – E’ una palese manovra da parte di quello che è, in realtà, un house organ del Partito del Nazareno”. 

A dare sostegno alla sua versione dei fatti è arrivata la dichiarazione di Gaetano Quagliariello, presente all’incontro di lunedì scorso a conclusione del quale Massimo D’Alema si sarebbe “sbottonato” sul voto referendario e non solo. “Alla fine della riunione – ha riferito Quagliariello – sull’uscio, ci si è fermati a scambiare qualche amena battuta sulla situazione politica e non sono certo mancate le iperbole e le reciproche scherzose invettive. Nulla di più”. “Che tutto questo diventi il centro dell’attenzione, a quattro giorni dai ballottaggi – ha aggiunto l’ex alfaniano – la dice lunga sul degrado del dibattito politico nel nostro Paese”.

Di certo, con la sua smentita, Massimo D’Alema non le ha mandate a dire né al Pd – che, a suo avviso, avrebbe confezionato quella che, in gergo giornalistico, viene definita una “polpetta avvelenata” – né al quotidiano La Repubblica. Che, dal canto suo, ha sentito l’esigenza di replicare. Gli elementi della storia che abbiamo pubblicato su D’Alema – ha riferito il direttore Mario Calabresici sono stati raccontati e confermati, come spiegheremo anche domani (oggi per chi legge, ndr) nei dettagli, da cinque diverse fonti dirette con particolari coincidenti e, inoltre, gli stessi concetti sono stati ripetuti in tre diverse occasioni dall’esponente Pd. Le fonti non vengono rese note per evidenti motivi di riservatezza, come è giusto che sia: ma se un giornale mette in gioco la sua credibilità e la sua prima pagina è perché è certo di cosa sta pubblicando”. “Tutto il resto sono speculazioni politiche – ha aggiunto Calabresi – Non mi interessano le letture di parte, io so per certo che era una notizia e che, fatti tutti i controlli del caso, valeva la pena pubblicarla“.

Maria Saporito