Migranti, protesta di Msf: “Niente soldi da Stati Ue, politiche migratorie minacciano diritto di asilo”

Medici Senza Frontiere non prenderà più fondi provenienti da Stati europei. E’ questa la protesta messa in atto dall’organizzazione medico-umanitaria contro le politiche migratorie stabilite dall’Europa.

710c2ad8-5c28-49ca-b326-fb34aed65638_xlUna decisione nata da alcune considerazioni di fondo, schiettamente pratiche, che Msf ha avuto modo di sviluppare nel corso di questi mesi, sin da quando l’accordo Ue-Turchia ha ridefinito il modello di intervento da applicare al fenomeno migratorio. A cominciare dalla comparsa di zone grigie, indefinite, dove i migranti si ammassano a migliaia per mesi, in condizioni igienico-sanitarie disastrose, in campi sovraffollati, senza alcuna assistenza legale. Veri e propri limbi nei quali migliaia di esseri umani, spesse volte minori non accompagnati, finiscono ad impantanarsi in attesa di un rimpatrio forzato nei paesi dai quali stanno fuggendo. Iraq, Afghanistan, Siria, sono i principali paesi di provenienza di questa gente. Ma non è solo l’ottusità di questo principio ad essere messa in discussione, quanto la considerazione che una strategia di così cinica praticità abbia creato una sorta di precedente giuridico all’ombra del quale, denunciano da Msf, ormai in molti paesi si comincia a far leva con le motivazioni più disparate: “Il tentativo dell’Europa di esternalizzare il controllo della migrazione sta avendo un effetto domino, con frontiere chiuse lungo tutto il tragitto fino alla Siria. Le persone non hanno più alcun posto dove andare e questa situazione peggiora sempre più” ammonisce Jerome Oberreit, di Msf. “La situazione di oggi ad Azaz, dove 100.000 persone sono bloccate tra il confine chiuso e la linea del fronte diventerà la regola invece che una pericolosa eccezione?” Il mese scorso, inoltre, il governo keniota ha fatto riferimento alla politica europea per giustificare la decisione di chiudere il più grande campo profughi del mondo, Dabaabm, rispedendo indietro tutti i somali che ci vivevano dentro. Un risultato che rimette in dubbio il “concetto stesso di rifugiato” dicono ancora da Msf.

“Le politiche di deterrenza vendute al pubblico come risposta umanitaria hanno solo esacerbato la sofferenza delle persone in stato di bisogno. Non c’è nulla di lontanamente umanitario in queste politiche. Non possono diventare la norma e devono essere messe in discussione”.

Giuseppe Caretta