Istanbul, Gay Pride sgomberato. Lacrimogeni ed idranti contro l’orgoglio gay

Cariche della polizia, lanci di gas lacrimogeni e proiettili di gomma addosso ai manifestanti. E’ questo il risultato del Gay Pride organizzato ieri ad Istanbul. Una giornata che si preannunciava già rovente sin dalle prime luci del
untitledmattino, con blindati e uomini dei reparti antisommossa schierati lungo piazza Taksim, da mesi ormai luogo simbolo del conflitto socio-politico che sta investendo il paese.

A far scattare la repressione è stata, ufficialmente, la violazione del divieto a manifestare imposto dalla prefettura per motivi di ordine pubblico. Il rischio era infatti che il Pride fosse assalito da gruppi di islamici radicali irritati dal fatto che la manifestazione si stesse svolgendo durante il Ramadan. Dubbi che non erano del tutto infondati, d’altro canto. L’organizzazione giovanile turca ultranazionalista Alperen Ocaklari, legata al Partito della Grande Unione (Bbp) di estrema destra, aveva infatti promesso “una reazione molto chiara e dura” contro “l’immoralità” dell’evento.

Ma quando gli organizzatori, dopo aver assicurato di rispettare la confessione religiosa del paese, hanno scelto di presentarsi ugualmente in piazza come risposta al clima di intimidazione che si era creato attorno alla giornata, la polizia non ha esitato a disperdere le migliaia di partecipanti usando cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.

“Lo stato deve fermarli tenendo in considerazione i nostri valori nazionali” aveva detto mercoledì scorso in conferenza stampa Kursat Mircan, capo dell’ufficio di Alperen Ocaklari. E lo stato, così come lo scorso anno, è intervenuto senza alcuna remora.

Giuseppe Caretta